Ring of Myth

Weeds

Unicorn Records - 2005

 

Che bella sorpresa! Era da un po'di tempo che non mi capitava di ascoltare un gruppo come i Ring of Myth, capace di fare leva sulla vecchia tradizione prog per sostanziare una nuova concezione rock. Cosa intendo dire? Che in ambito prog è difficile trovare band che invece di limitarsi a riprendere la lezione dei grandi gruppi del passato provino ad aggiornarla, anche a costo di snaturarla un po', contaminandola con dell'altro. In linea di massima i Ring of Myth potrebbero essere una perfetta Yes cover band, a partire dal cantato di Danny Flores, molto vicino a quello di Anderson, e dal suo basso metallico perfettamente in linea con quello di Chris Squire. Però sono in tre. Non c'è un tastierista di ruolo, ma c'è la chitarra pirotecnica di George Picado, e la batteria creativa di Scott Rader. Il risultato è qualcosa di simile ai Rush di Counterparts, rock sinfonico ricco di armonie vocali, miscelato con le smanie jam e l'ironia di una band come i Phish. Ancora non vi basta? Allora aggiungete gli Yes di Relayer, un pizzico di Gentle Giant, i riff dei Led Zeppelin, i Genesis più rock di The Lamb, o il primo Gabriel solista, quello più acido, i King Crimson del periodo Wetton (e di conseguenza gli Anekdoten di Vemod)… il tutto a comporre un mosaico coerente di densa attualità seventies come forse solo i Mars Volta finora hanno saputo fare. Weeds è un lavoro che per una buona metà fa gridare al capolavoro, per poi perdersi un pochino sul finale in un'eccessiva ricerca dissonante e cacofonica, anche se ricca di energia. Si dice che al gruppo qualche anno fa sia stata offerta dalla Magna Carta una produzione con Billy Sherwood, poi non concretizzatasi. Se sia stato un male o un bene non è dato saperlo, ma la speranza è che il trio americano continui a crescere senza paura o condizionamenti, strizzando l'occhio da una parte ai padri fondatori, dall'altra agganciandosi a un filone che, seppur in maniera diversa, band come Radiohead, Cancer Conspiracy, Mercury Rev, Muse, Primus e soprattutto i già citati Mars Volta hanno dimostrato assolutamente percorribile, con estrema soddisfazione dei fan vecchi e nuovi.

Recensione pubblicata su Wonderous Stories

(Paolo Carnelli)