Parallel Mind

Colossus ADEA

Unicorn Records - 2005

 

Debutto discografico per questo nuovo trio che vede l'ottimo bassista William Kopecky (già con Par Lindh Project, Kopecky e soprattutto Far Corner) in compagnia di altri due talentuosi musicisti, ovvero Nibandh Nadkarni (tastiere) e Joe Babiak (batteria, percussioni e tromba). Semplificando potremmo dire che Colossus ADEA è un lavoro che cerca di mescolare ELP e Liquid Tension Experiment, puntando ad inserire la centralità delle tastiere (principalmente pianoforte e Hammond) all'interno di un impianto ritmico spesso marcatamente prog metal. Ecco dunque otto tracce strumentali condite da molto virtuosismo, in cui tempi dispari, cambi di tonalità e di atmosfera la fanno da padrone: per fortuna, contrariamente ad altri lavori, il tutto risulta guidato non tanto dall'ipertecnicismo a tutti i costi, quanto piuttosto dall'idea di giocare con note e figure ritmiche in un contesto di libertà musicale che privilegi sempre l'ascoltatore finale. Certo, magari il fruitore più smaliziato sarà portato a sorridere di fronte a certe soluzioni pianistiche un po'scontate e a quel non so che di già sentito che pervade un po'tutte le composizioni, ma d'altro canto Colossus ADEA scorre che è una bellezza e le partiture di Kopecky, Nadkarni e Babiak, pur non particolarmente imprevedibili, sono comunque formalmente interessanti e ben congegnate. Un lavoro in bella calligrafia, insomma, privo di grandi chiaroscuri, in cui si alternano accenni a ELP (e non potrebbe essere altrimenti), ma anche a Kansas, Moraz/Bruford, Birdsongs of Mesozoic, Spaced Out, Ars Nova, Gerard… con il pianoforte di Nadkarni sempre al centro della scena e una certa tentazione cool jazz e funky a fare capolino dietro l'angolo. La sensazione è comunque che il gruppo dia il meglio di sé quando decide di aprirsi maggiormente alle contaminazioni esterne, risultando meno prevedibile: in questo senso gli inserti folk e salsa di Casa de Jig (in cui sono impegnati alcuni ospiti al mandolino e violino), la tensione elettrica di Beginning's End e gli interventi di tromba di Babiak sparsi per tutto il lavoro prefigurano la possibilità di sviluppi musicali interessanti.

Recensione pubblicata su Wonderous Stories

(Paolo Carnelli)