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Nil Nil novo sub sole Unicorn - 2005 |
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Signori, un bel disco. Non conoscevo i Nil ma questo è un disco da avere e da non confondere e dimenticare nel mare magnum di un mercato ipertrofico e pieno di prodotti medi se non mediocri. Basterebbero i 20 minuti dell'iniziale "le gardien" per dare un tono a tutto l'album e per consigliarne l'acquisto. Niente new prog, se non tangenzialmente, un pizzico di Magma in alcune parti vocali, un po' di space rock psichedelico, melodie oblique alla Finneus Gauge, un clima teatrale ed oscuro, una base ritmica mobile, una bellissima voce femminile, hitarra e tastiere ossianiche, cori sospesi... un grandissimo pezzo. La successiva e breve "linceul" raffredda il clima, voce su tappetto strumentale esistenzialista. Il terzo brano, "Dégéneration" è una lunga (14 minuti) digressione strumentale, sale il livello di aggressività, a volte sembra di ascoltare gli ultimi Djam Karet o i Nebelnest, innumerevoli temi si intersecano senza sosta, il clima permane cupo e insalubre e non si risolve nel brano successivo, "198", altro strumentale simile al precedente ma lievemente più duro, a tratti quasi hard con qualche accenno crimsoniano. In "abandon" ritorna il cantato (molto buono), spettri jazzati all'orizzonte, grande alternanza di chiaroscuri, soluzioni mai scontate se non per una sovrabbondanza di grandeur sul finale. Chiude "derives", tutto giocata su un ineluttabile giro di basso con via via sovrapposizioni strumentali, una cavalcata che si chiude con i vocalizzi eterei e plumbei della cantante. Bel disco, magari qualche lungaggine di troppo negli strumentali ma un prodotto convincente e una grande suite iniziale. |
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