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Magellan Impossible Figures Inside Out - 2003 |
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Con Impossible Figures, i Magellan pubblicano il loro quinto disco, il primo per la etichetta prog tedesca Inside Out, dopo aver abbandonato la Magna Charta in modo veramente polemico. L'album contiene nove pezzi, di cui soltanto uno di lunga durata, al contrario del precedente Hundred Year Flood, in cui era possibile trovare solo tre tracce. Questo lavoro rispecchia ancora una volta tutti i difetti che i due fratelli Gardner non riescono a scrollarsi di dosso e che riemergono puntualmente in tutti i loro lavori: le melodie non sono assolutamente orecchiabili, la voce di Trent è diventata piuttosto scadente e gli arrangiamenti sono troppo magniloquenti e pomposi, anche se la batteria campionata è solo un lontano ricordo. Di nuovo si possono riscontrare le stesse influenze di sempre, in particolare gli ELP del periodo Black Moon; infatti la scelta di particolari suoni per le tastiere e per la produzione in generale testimonia lo stesso gusto dell'ultimo Keith Emerson. Sicuramente la migliore parte del disco è rappresentata dal lavoro di Wayne Gardner, che con i suoi riff di chitarra e le linee di basso traccia un sentiero deciso verso il metal, e ciò può essere considerato come il fattore maggiormente innovativo di Impossible Figures. Può darsi che in futuro questa caratteristica verrà accentuata. Un altro elemento positivo è rappresentato dal sound che, talvolta, risulta essere più moderno rispetto al passato. Purtroppo vi sono pezzi come Bach 16, che possono essere catalogati solo come sterile dimostrazione di bravura. Il disco finisce per risultare, incredibilmente, dispersivo nei suoi quarantacinque minuti – pochi in verità – e assai frammentario, con molte idee, ma veramente poco approfondite. Per farla breve, può darsi che questo disco sia apprezzato più dai fan del metal che da quelli del prog classico, ma dipende essenzialmente dal gusto di ogni singolo fruitore. Infatti questo è uno di quei lavori che si possono amare o odiare per le stesse ragioni. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Davide Guidone) |
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