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Happy the Man The muse awakens Inside Out - 2004 |
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Un ritorno a lungo atteso e anticipato da vari concerti fra i quali, il più significativo, quello svoltosi al Nearfest del giugno 2000. Gli Happy the Man sono sicuramente una delle più apprezzate formazioni che il prog americano abbia espresso negli anni '70 e cosa che forse pochi sanno, furono in predicato di diventare la band d'accompagnamento di Peter Gabriel all'inizio della sua avventura come solista. Fu fatta anche una prova (il 28 giugno del 1976), ma l'ex Genesis preferì cercare qualcosa che si staccasse di più dal suono della band che aveva appena lasciato. Così gli HTM sono diventati con il tempo un vero e proprio gruppo di culto. La produzione storica si limita a due soli album, l'omonimo del 1977 ed il successivo Crafty Hands del 1978. Nel 1979 il tastierista Kit Watkins lascia la band per unirsi ai Camel, provocando lo scioglimento della stessa. Altre pubblicazioni hanno contribuito negli anni a tenere vivo il ricordo del quintetto americano, a cominciare da 3rd Better Late... del 1979 proseguendo poi con Beginnings contenente inediti del 1975 ma immesso sul mercato nel 1991, Live (1978) del 1994 e Death Crown (1974) del 1999. Con ogni probabilità è stato l'interesse suscitato dalle pubblicazioni e ristampe degli anni '90 a convincere la band a tornare in attività. Ritroviamo così ben 3/5 del nucleo originale: Frank Wyatt (sax, tastiere e fiati), Stanley Withaker (chitarra e voce) e Rick Kennell (basso). Completano l'organico il batterista Joe Bergamini ed il tastierista David Rosenthal, che ricordiamo aver fatto parte di Rainbow e Whitesnake, oltre al lavoro in studio ed in tour con Billy Joel. Mai scelta fu più appropriata, in quanto Rosenthal da studente al Berklee College of Music di Boston aveva trascritto tutte le partiture dei lavori degli Happy the Man. The Muse Awakens è uno straordinario affresco strumentale: l'unico brano cantato è Shadowlites, mentre i rimanenti dieci brani riprendono pienamente lo stile classico della band, con suoni vintage appropriati, con arrangiamenti sapienti ed estremamente raffinati. Un tuffo nel passato nelle acque limpide del miglior prog americano, con in più la capacità, non comune, di affrontare nuove sfide e confrontarsi con la musica odierna. Con la speranza, sincera, che questa 'reunion' non sia solo un fuoco di paglia. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Marco Leodori) |
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