Metamorphosis

Nobody cares

autoproduzione - 2004

 

Dietro la sigla Metamorphosis si cela, in realtà, un solo musicista di origine elvetica, Jean Pierre Schenk, autore di due album, il secondo dei quali, qui recensito, è intitolato Nobody Cares. Oltre a comporre tutte le musiche Schenk si è fatto carico delle parti vocali, delle tastiere e della batteria programmata, lasciando ai due comprimari (Esposito e Grillon) le sole parti di chitarra e basso. Ne è venuto fuori un prodotto estremamente omogeneo (quasi un ossimoro per una band che ha scelto di chiamarsi Metamorphosis) ed equilibrato nelle sue componenti, che non fa nulla per occultare le sue sorgenti di ispirazione, le quali si rifanno palesemente all'estetica Floydiana ed a tutte le innumerevoli propaggini di quel suono (Eloy, Pendragon e Porcupine Tree su tutte). Ovviamente non ci riferiamo ai Floyd della stagione psichedelica, bensì alla loro produzione più recente e patinata (periodo The Wall, ma anche Momentary Lapse Of Reason e The Division Bell) dominata dalla rassicurante chitarra di Gilmour, più che dall'ego visionario di Waters. Quello schema compositivo viene qui costantemente reiterato: su una soffice coltre di suoni analogici (hammond) appena increspata da un'asettica batteria programmata, le chitarre si producono in assoli di gilmouriano lirismo, mentre voci stilizzate e suadenti si stagliano sullo sfondo (Looking for somewhere, Home again). Talvolta i Metamorphosis deviano leggermente dalla strada maestra per abbracciare forme espressive differenti, anche se pur sempre fortemente derivative, come accade con Full Moon's rising tonight o Before all is over, dove l'estetica neoprogressive deborda dai pattern tastieristici, che evocano i fantasmi di Marillion e Pendragon (tanto è evidente la somiglianza con lo stile di un Mark Kelly o un Clive Nolan), o in Glimmer, in cui le armonie vocali di Schenk rimandano ai timbri cristallini del cantante dei Machiavel. In generale, comunque, la musica procede tranquilla senza intoppi, impennate o deviazioni dal binario di una ostinata e monotona uniformità stilistica, che in effetti non ammette deroghe: nessuna audace costruzione o velleità sperimentale, ma solo un forte senso di devozione alla causa sembra animare questi musicisti, talché alla fine ci si dimentica quasi di essere al cospetto di un disco del 2004 e si ha la sensazione di essere tornati indietro di 20 anni. Un disco che non aspira ad uno status di eccellenza o di innovazione, ma che, per la gradevolezza e l'onestà delle soluzioni melodiche, non dispiacerà a tutti coloro che sono rimasti nostalgicamente legati ai suoni di quella stagione.

(Achille Benigni)

 

Track list:

1. Looking for Somewhere 7:20 2. Home Again 5:40 3. Nobody Cares 7:41 4. Full Moon Is Rising Tonight 8:55 5. Glimmer 12:47 6. Nothing Left of Our Dreams 6:54 7. Silence 5:18 8. Before All Is Over 9:10

Formazione:

Jean-Pierre Schenk - vocals; keyboards; programming
Giova Esposito - lead guitars & bass
David Grillon - guitars
Milena Zaharieva - flute (on 4)