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Anders Helmerson Fields of Inertia Som Interior - 2002 |
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Anders Helmerson è un personaggio indubbiamente singolare. Tastierista nato e cresciuto in Svezia durante gli anni sessanta, illuminato sulla via di Damasco da Fragile degli Yes, all'inizio degli anni ottanta realizza il suo primo album "End of Illusion", all'epoca passato sotto silenzio e poi ristampato in cd da Musea nel 1995. Dopo una serie quasi incredibile di vicissitudini e di viaggi intorno al mondo, che l'hanno visto impegnato prima come produttore in Canada e poi come dottore su navi da crociera, Helmerson torna alla sua antica passione producendo nel 2002 questo particolarissimo "Fields of Inertia". Si tratta di un lavoro completamente strumentale (a parte alcuni vocalizzi e letture recitate, in stile Enigma) caratterizzato dall'incontro tra sonorità tastieristiche analogiche tipicamente anni settanta e percussioni etniche, in pratica qualcosa di molto vicino ai primi album solisti di Patrick Moraz ("The story of I" e "Out in the sun"). L'accostamento, ora come allora, è decisamente singolare e non si può certo dire che Helmerson manchi di tecnica e originalità. I musicisti coinvolti sono quasi tutti brasiliani e alcuni di loro, come ad esempio il batterista Romberthimho Silva, hanno un curriculum di tutto rispetto (Herbie Hancock, Wayne Shorter). Helmerson stesso dimostra di sapersi destreggiare molto bene tra parti maggiormente d'atmosfera e figurazioni dispare, supplendo all'assenza di un chitarrista con alcuni velocissimi soli di moog. Resta la perplessità per la durata estremamente contenuta del lavoro (33 minuti) e per certe citazioni Yessiane un po'troppo marcate, che comunque risulteranno sicuramente gradite a chi ha voglia di fare un salto indietro ai tempi gloriosi di "Relayer". Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Paolo Carnelli) |
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