|
|
The Enid Something Wicked This Way Comes Mantella records - 2002 |
|
|
Dopo la pubblicazione di "Six pieces" i contrasti tra la band e la PYE Records si acuiscono e portano alla rottura definitiva dei loro rapporti e alla successiva defezione di alcuni musicisti che lasciano la band, ridotta ormai praticamente ai soli Godfrey e Stewart. Siamo all'inizio degli anni '80 e le cose sono complicate ancor di più dai conflittuali rapporti con la EMI che rifiuta sia di ristampare i primi due album della band che di ridare loro i diritti. A questo punto Godfrey e Stewart mettono su un proprio studio di registrazione e decidono di passare all'autoproduzione realizzando nel 1983 il loro album di maggior successo "Something Wicked This Way Comes". Il disco, realizzato dai soli Godfrey e Stewart con l'ausilio del batterista Chris North, è di nuovo un concept album (sulla paura e i rischi di una guerra nucleare) e vede per la prima volta l'inserimento di parti vocali nelle composizioni degli Enid. La prima traccia, "Raindown" lascia immediatamente spiazzati in quanto la natura classica ed orchestrale delle composizioni sembra essere sparita. Il brano è decisamente poco riuscito e le parti vocali vorrebbero renderlo un po' più commerciale ma falliscono decisamente nell'impresa. Davvero un brutto inizio. "Jessica", la traccia seguente, ci riporta fortunatamente verso lidi più familiari grazie a melodie dolci ed arrangiamenti curati che vedono spesso la chitarra elettrica in posizione prominente rispetto alle parti orchestrali. La traccia successiva "And then there were none" infrange l'illusione che "Raindown" potesse rappresentare l'unico passo falso dell'album: tornano le parti vocali ma il pezzo rappresenta un altro fallito tentativo di svoltare verso qualcosa di più fruibile. Fortunatamente dalla traccia 4 in poi le cose si mantengono su livelli migliori. "Evensong" e "Bright star" sono pezzi discreti mentre "Song for Europe" è un brano potente e decisamente ben riuscito. Nell'ultimo brano, che dà il titolo all'album, tornano le parti vocali ma questa volta il brano è decisamente buono, malinconico e ricco di pathos. L'esordio della band nell'autoproduzione, seppur remunerativo a livello di vendite, non lascia insomma certo gridare al miracolo per cui mi sento di consigliare questo disco solo ai completisti che hanno già avuto modo di deliziarsi le orecchie con ben altri lavori della band. Track list: Raindown, Jessica, And Then There Were None, Evensong, Bright Star, Song for Europe, Something Wicked This Way Comes, Sheets of blue (bonus track tratta dal cd "Salomè"), Flames of power (bonus track tratta dal cd "Salomè") Formazione: Robert John Godfrey (Keyboards), Stephen Stewart (Guitars and Bass), Chris North (Drums and Percussion) |
||