Minimim Vital

Atlas

Musea - 2004

 

Finalmente un CD di sano progressive rock, fresco e solare! Avevamo lasciato i MV nel lontano 1998 con l'ottimo live ("Au Cercle De Pierre") dove trovava posto l'omonimo inedito che ritengo il miglior brano mai realizzato dalla band transalpina, ma anche questo "Atlas" non tradisce le attese: ottime composizioni con sguardo rivolto (come da tradizione) al Medioevo, ma superando quel freddo suono manieristico dei primi lavori (ad esempio il tanto decantato "Sarabandes"). Qui troviamo tutte composizioni vivaci e ispirate: dall'introduttiva "Saltarello", dal testo incomprensibile, proseguendo con l'ottima "Louez Son Nom!" dove cori alla Gentle Giant, esplosioni strumentali e giochi di voci (Manhattan Transfert ?) fanno sognare un esibizione live con luci radianti e fuochi d'artifico davanti a una platea danzante. Atlas insomma è il degno successore di "Au Cercle De Pierre". Ottima anche la traccia di chiusura "Icarus", ma è un po' tutto l'album che si mantiene su livelli sonori decisamente superiori alla media, eccezion fatta per la title track che ci riconduce a quelle fredde sonorità degli esordi, che pure li hanno fatti apprezzare da molti. Grandi strumentisti: ottima la base ritmica sempre incalzante e mai pesante (con sprazzi di ingegnose diavolerie alla "Tubular Bells" che spuntano come fiori tra la neve), le chitarre di Payssen dal suono nitido e le belle voci di Jean Baptiste Ferracci e Sonia Dedelec. Insomma se non siete ancorati al sound anni 70 (i riferimenti sopra citati sono puramente indicativi) o se le vostre orecchie non sono "intrippate" solamente di Radiohead e soci, allora questo album è ciò che fa per voi. PS: se non sopportate la lingua francese, sappiate che su otto tracce una è strumentale, una inglese e una è cantata in una lingua completamente incomprensibile.

Recensione pubblicata su Wonderous Stories

(Marco Pierobon)