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Matthew Parmenter Astray Strungoutrecords - 2004 |
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Per chi non se lo ricordasse, Matthew Parmenter è il leader degli statunitensi Discipline, ovvero il padre di quel sorprendente capolavoro intitolato Unfloded like Staircases, a parere di chi scrive uno degli album più belli del prog rock degli anni novanta. Da tempo ormai, con il gruppo madre in forzato stand by, si parlava di un disco solista per il cantante e compositore americano. Qualcosa in realtà avevamo avuto già modo di ascoltare sul live ufficiale dei Discipline, Into the Dream del 1999, dove la ballata piano e voce Between me and the end era chiamata a chiudere l'album con la sua splendida e solitaria malinconia. Forse la piccola grande delusione di questo Astray sta proprio nel non ritrovare quel Parmenter così vicino all'essenzialità spettrale di un Peter Hammill, ma un polistrumentista che, sulla scia di quello che aveva già fatto il nostro Gianni Leone con il suo Vero tanti anni fa, suona tutti gli strumenti (chitarre e batteria compresa, oltre a tastiere, violino e sassofono) imbarcandosi addirittura in una complessa suite ultrasinfonica di oltre venti minuti di durata. Non che il disco sia brutto, tutt'altro, ma la sensazione è quella di un artista che all'ultimo momento abbia deciso di non rischiare uno stacco troppo netto con il passato. Scorrono così brani maturi e eleganti come Now, Distracted e Dirty Mind, con il già citato Hammill e il suo alter ego Neil Hannon (Divine Comedy) ben presenti sullo sfondo. Brani dominati dal piano e da atmosfere deliziosamente malinconiche, quasi cantautorali, penalizzati però da una batteria e da una chitarra un po'approssimative e dalla presenza di lunghe code strumentali. Per il resto i riferimenti sono gli stessi di Unfolded like Staircases, di cui Parmenter fu il principale artefice: lo spettro dei VDGG si materializza inevitabilmente nell'organo liturgico e nella melodia sepolcrale di Another Vision, così vicina alla quasi dimenticata B side Boat of Millions of Years (1970); il mellotron troneggia sotto ogni apertura di chitarra elettrica, chiamando in causa a gran voce i Crimson di In the court. In definitiva un lavoro comunque consigliato, se non altro perché rappresentativo di un dark prog insolito e stimolante. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Paolo Carnelli) Track list: now (9:59) distracted (7:40) dirty mind (9:21) another vision (7:08) some fear growing old (6:57) between me and the end (5:56) modern times (21:09) |
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