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Ange By the sons Musea - 1976 |
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Nel 1976 gli Ange incisero un album intitolato Par le fils du mandrin che può essere tranquillamente annoverato tra le cose migliori della formazione transalpina. In un certo senso l'opera segnò il punto più alto (suggellato dal successivo live Tome VI), della parabola artistica e commerciale di questo gruppo, che di lì a poco avrebbe imboccato un lento, ma inesorabile declino. L'album, che fu registrato - così dice la leggenda - in una vera fattoria, racchiudeva in sé tutte le caratteristiche che avevano reso famoso e per certi versi unico nel suo genere il sound degli Ange: il gusto tipicamente francese per il recitativo, la vocalità istrionica e teatrale del leader, l'alternanza tra orchestrazioni cariche di enfasi e suggestioni bucoliche raggiungevano qui una sintesi perfetta, che aveva nell'urgenza rock della title track (con il suo riff chitarristico che pareva uscito dai solchi di Benefit dei Jethro Tull) nella ballata crepuscolare di Autour du Feu e nell'immediatezza melodica della suite in tre tempi di Hymn a la vie, i momenti di maggior spessore. Fu probabilmente la consapevolezza di aver creato un prodotto di notevole equilibrio, premiato anche da un discreto successo commerciale in patria (dove l'album conquistò il "Grand prix de la pop musique"), che indusse i fratelli Decamps a giocare la carta del mercato anglosassone, realizzando una versione inglese del disco, sulle orme di altri gruppi - soprattutto italiani (come il Banco e la PFM), che anni prima avevano azzardato la medesima operazione. Il risultato è l'album che stiamo commentando: By the sons of mandrin (recentemente ristampato dalla Musea) altro non è che la fedele trasposizione in lingua inglese di quel disco. Nulla da dire sugli arrangiamenti, pressoché identici agli originali. Più difficile - per chi, come il sottoscritto, non ha dimestichezza col francese - valutare la bontà del lavoro di traduzione delle liriche, anche se i titoli dei brani sono praticamente gli stessi della versione francofona. Ciò che non convince, in definitiva, è proprio il cantato che - anche a cagione della pronunzia non impeccabile di Cristian Decamps - risulta essere molto meno efficace nella versione inglese. La lingua madre, del resto, ha costituito da sempre una sorta di marchio di fabbrica degli Ange, talché riascoltare quei brani, pur belli, cantati in inglese, ha quasi il sapore del paradosso: un po' come andare a Napoli e pretendere di gustare una bistecca alla fiorentina. Nessuna sorpresa se l'album fu commercialmente un fiasco. In definitiva, chi si avvicina per la prima volta agli Ange, sappia che può tranquillamente orientarsi su questo prodotto, ma farebbe meglio a preferire la versione originale, di cui By the sons of Mandrin appare una copia leggermente sbiadita. (Achille Benigni) Track list: 1) By the sons of Mandrin 2) At the cafè of colibri 3) And so the rain will go away 4) Around the fireside 5) Tumblers 6) Child-colored eyes 7) Atlantis 8) Hymn to life Formazione: Christian
Decamps - Vocals, piano, guitar |
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