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Pentwater same Beef Records - 1978 |
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I Pentwater sono una delle misconosciute e sfortunate band statunitensi che negli anni '70 si dedicarono al progressive e di cui ho già parlato in termini generali nella recensione dei Quill, presente in questo stesso numero di Eventyr Magazine. Detto ciò passo subito a fornirvi qualche notizia sulla band. I Pentwater comprendono Ron Fox (chitarra e oboe), Ken Kappel (tastiere e voce), Mike Konopka (chitarra, flauto, violino, voce), Ron Le Saar (basso e voce), Thomas Orsi (percussioni e voce), Phil Goldman (chitarra e voce). Il gruppo, estremamente dotato dal punto di vista tecnico (pare fossero in grado di riprodurre un qualsiasi brano musicale subito dopo averlo ascoltato), fu anche estremamente prolifico tanto che per la realizzazione del disco di esordio arrivò a registrare una cinquantina di brani. Purtroppo all'epoca (era il 1978) il progressive era ormai in declino soffocato dal punk e dalla disco music per cui tra i tanti pezzi a disposizione vennero scelti quelli un po' più lineari sperando che potessero avere un qualche appeal commerciale (anche se relativo dato che sempre di progressive si trattava). Così non fu e la band si sciolse lasciando nel cassetto un sacco di materiale inedito. Fortunatamente gli inediti migliori sono stati recuperati dall'etichetta Syn-phonic che li ha ristampati nel 1992 nella compilation (o forse sarebbe meglio definirlo secondo album postumo) "Out of the abyss" che speriamo di poter recensire quanto prima. Ma torniamo a questo disco d'esordio. Il grande bagaglio tecnico della band risulta evidente fin dalle prime note di "Frustration mass" che con i suoi equilibrismi strumentali ricorda molto un certo "Gigante Gentile" che da sempre ha rappresentato una delle principali fonti di ispirazione per il prog USA degli anni '70 (a tal proposito si ascolti anche la bella suite "Orphan girls" impreziosita ancor di più da una parte finale ipnotica in cui il cantato a più voci non può non ricordarci alcuni immortali momenti del grandissimo gruppo inglese). Un'altra fonte di ispirazione per i Pentwater sono gli Yes, anch'essi sovente presi a modello dai gruppi americani dell'epoca, anche se di tanto in tanto fanno capolino echi di Led Zeppelin ("Memo") e Deep Purple ("AM"): i primi grazie a momenti di rock ruvido e sanguigno e grazie anche al cantato che ricorda un po' Plant (anche se più nell'interpretazione che non nella timbrica o nell'estensione), i secondi grazie ad una chitarra alla Blackmore che arriva persino a snocciolare un bell'assolo in stile. Da segnalare, rispetto alla track list del vinile originale, l'inclusione di 4 brani inediti. Due, "Prelude to war" e "Death" fungono rispettivamente da intro e outro al bellissimo strumentale "War", probabilmente il punto più alto dell'intero disco (la seconda, considerato anche il titolo, potrebbe rappresentare l'ideale colonna sonora di un film horror, vista anche la lugubre campana a morto del finale). Gli altri due inediti sono "Wave" e "Radioactive", brani in linea con il resto del disco, che non fanno altro che impreziosirlo ulteriormente. Insomma dal tono di quanto fino ad ora detto avrete capito che si tratta di un album molto interessante che di commerciale non ha molto e che piacerà di sicuro agli appassionati di progressive anni '70. A questo punto se l'album postumo è, a quanto letto in giro, qualitativamente migliore e ancor più intricato non posso fare altro che sperare di poterlo ascoltare prima possibile per potervene riferire. Track list: 1. Frustration mass 2. Living room displays 3. Memo 4. Orphan girls 5. AM 6. Palendrone 7. Prelude to war 8. War 9. Death 10. Gwen's madrigal 11. Wave 12. Radioactive
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