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French Tv #7 The case against art Pretentious Dinosaur Records - 2001 |
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Senza ombra di dubbio ci troviamo di fronte ad una formazione che ha fatto dell'esplorazione musicale a 360° il suo punto di forza tanto da far rispolverare, nella mente del sottoscritto, il nome del grande e compianto "zio" FRANK ZAPPA in quanto a coraggio nel proporre le più svariate forme musicali unite comunque in un riuscito amalgama sonoro. La loro proposta musicale sicuramente troverà un nutrito numero di ammiratori negli appassionati degli svolazzi sul pentagramma un po' meno tra quelli dalle facili melodie, lineari al punto giusto, ma questo non toglie che questo gruppo possa rappresentare una valida chiave d'accesso ad una elaborata filosofia musicale. Gli statunitensi FRENCH TV si formano ufficialmente nei primi anni 80 ad opera tra gli altri di MIKE SARY, che sarà anche l'unico a rimanere nel progetto fino ai giorni nostri, diventandone quindi la figura carismatica. Il gruppo si può definire, concettualmente e materialmente, come una formazione "aperta" a causa del continuo rinnovamento dei musicisti sia quelli facente parte della line up assemblata per i vari lavori che per quanto riguarda i collaboratori "touch and run"; inoltre la loro "apertura" è ovviamente riconducibile alla loro visione totale della musica, visione che tende a non escludere nessun genere. Dal loro esordio ad oggi ho riscontrato che abbiano suonato con MIKE SARY all'incirca una cinquantina di musicisti; sono comunque molto dibattuto sul fatto che questo posso rappresentare un pregio in quanto se è vero da una parte che le collaborazioni in qualche caso sono importanti anche per dare quel pizzico di novità dall'altro ritengo che esagerate come in questa maniera possano snaturare lo spirito di gruppo facendo mancare quella familiarità "sonora" che solo i membri stabili di una formazione conferiscono al suono di un gruppo (pensate ad esempio ai PINK FLOYD e al loro inconfondibile marchio sonoro, cosa ne sarebbe stato con una simile alternanza di musicisti ?). Comunque cambi di formazione a parte i FRENCH TV a questo punto intesi come comunità di musicisti sono riusciti a pubblicare sette lavori: FRENCH TV '84, AFTER A LENGTHY SILENCE '87, VIRTUE IN FUTILITY '94, INTESTINAL FORTITUDE '95, il live LIVE-YOO-HOO '97, THE VIOLENCE OF AMATEURS '99 e l'oggetto di questa recensione #7 THE CASE AGAINST ART del 2001. Generalmente prediligo descrivere i vari passaggi degli artisti che tratto nelle mie recensioni ma in questo caso dopo ripetuti ascolti ho capito che non riuscirò a portare avanti questo mio desiderio in quanto sono talmente tanti i passaggi e i cambi di tempo e stile musicale dei FRENCH TV che per poterli descrivere dovrei spendere una pagina a brano, quindi per stare in lunghezze accettabili per una normale recensione che non sconfini in una biografia cercherò di limitarmi alle caratteristiche musicali principali. Diciamo che una caratteristica principale del loro suono potrebbe essere una forma molto dilatata di jazz rock ma ricco di influenze o sconfinamenti nel progressive più classico romantico, caratteristiche che furono peculiarità del classico canterbury sound inglese degli anni 70. In aggiunta si possono trovare degli elementi folkloristici in particolare country ma anche di stampo avanguardistico rock con alcune soluzioni abbastanza spigolose (in alcuni momenti mi hanno ricordato gli heavy progressive PRIMUS del grande bassista LES CLAYPOOL); si arriva pure a toccare e a riadattare l'elemento bandistico da strada, una musica sicuramente di rottura con gli schemi sonori anche di band universalmente conosciute come progressive. Infine non si può dimenticare la grande lezione del già citato ZAPPA che oltre ad aver ispirato in continui cambi di formazione ha anche infuso i concetti musicali nei musicisti in questione; ancora oggi ritengo che sia ZAPPA che come in questo caso i FRENCH TV con la loro musica siano andati oltre in concetto pur esteso di progressive. #7 THE CASE AGAINST ART è composto da sole cinque composizioni della durata comunque superiore agli otto minuti. Apre le danze, di questo lavoro per la sua quasi totalità strumentale, THAT THING ON THE WALL composizione che alterna vertiginosi passaggi su tempi dispari a momenti più riflessivi caratterizzati da ottimi interventi di tastiere di sottofondo accompagnata da un emozionante violino, in questo caso suonato dal polistrumentista CHRIS SMITH, che dona un alone sinistro ai suoni, con la presenza di divertenti intermezzi bluesy e country. Si possono ascoltare numerosi strumenti, tra cui anche il sax, "duellare" sul pentagramma nel corso della composizione. La successiva e lunga VIABLE TISSUE MATTER risulta meno cervellotica e più rilassata fin dal suo sognante inizio dolce e vellutato grazie al suono evocativo del flauto ed a pacati accordi di chitarra con in sottofondo un appena accennato tappeto tastieristico. Molto bello anche il solo di tastiere con le note molto tranquille e allungate, successivamente, grazie ad un piccolo stacco elettroacustico, i ritmi cambiano trasformandosi in un rock a tinte scure e contorte che potremmo definire quasi "free" che in un primo tempo appare come rallentato e pieno di accordi stoppati e successivamente si trasforma in una veloce e lineare cavalcata dove il basso di SARY si lancia in una specie di solo. Composizione dolce e acida proposta al naturale senza scendere a compromessi più interessante del primo pezzo a parer mio. Il finale riprende i temi rilassati dell'inizio. PARTLY THE STATE mette in evidenza un intro in crescendo dove i vari strumenti sembrano prendere le misure come avviene per i grossi concerti di musica classica dove prima dello spettacolo i musicisti scaldano gli strumenti per poi esplodere nella linea principale del pezzo che mostra l'aspetto più folkloristico della band in occasione dell'unica parte cantata dell'album che in seguito riprende le delicate fughe vocali care agli YES. Di colpo vi è un cambio brusco di sonorità con parti di free rock con tanto di violino e sax scatenati fino ad una sezione sperimentale di qualche minuto in cui è il flauto assieme ad un tappeto tastieristico a introdurci in sonorità molto soffuse poi ancora cambi di sonorità che lanciano la band ancora una volta in complesse architetture sonore. Come avrete potuto capire la loro musica è una continua sorpresa. ONE HUMILIATING INCIDENT AFTER ANOTHER rappresenta elevato all'ennesima potenza quando sin qua detto, forse in maniera ancora più accentuata: classica, jazz rock, rock libero da qualsiasi pudore reverenziale nei confronti dell'ascoltatore, ottimo l'uso di strumenti come il flauto ed il violino che si incastonano nelle fitte trame sonore dei FRENCH TV, la parte finale della composizione riprende i concetti che i KING CRIMSON dell'era WETTON-BRUFORD e FRIPP erano promotori nonché inventori. Chiude la lunghissima (14 minuti) UNDER THE BIG "W" che nei primi minuti riprende i temi che si potrebbero definire "bandistici e avanguardistici" cari al maestro ZAPPA con tanto di strumentazione a fiato, lo stesso tema viene poi trasformato e riadattato in un contesto jazz rock ma è solo un attimo in quanto i nostri musicisti ci trasportano in altri contesti con sonorità notturne e fumose adatta ai migliori jazz club fumosi, interrotte di tanto in tanto da brusche incursioni di passaggi molto tecnici e decisamente più sostenuti che permettono ai musicisti di sfogarsi in pieno. Altra composizione vertice del lavoro dopo la seconda. Che dire a questo punto ? Una band che sicuramente impegna molto nell'ascolto musicale ma allo stesso tempo risulta divertente, siamo di fronte ad un insieme di musicisti, che non scendono a compromessi con qualsiasi forma di logica commerciale, autori di una musica complessa e a tratti spiazzante ma di sicuro interesse musicale, da ascoltare più volte. (Paolo Lacqua) Track list: 1. that thing on the wall 2. viable tissue matter 3. partly the state 4. one umiliating incident after another 5. under the big "w" Formazione: SARY Mike:
basso Musicisti ospiti: ACKER Greg:
sax-flauto
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