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French Tv #6 The violence of amateurs Pretentious Dinosaur Records - 1999 |
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A quattro anni di distanza da “Instestinal Fortitude”, Mike Sary torna a turbare il sonno dei progfan con un nuovo capitolo della saga French TV. Ovviamente la line up del gruppo è cambiata ancora: con Sary ci sono stavolta l’ottimo chitarrista Dean Zigoris e uno stuolo di batteristi, tastieristi, fiatisti e polistrumentisti. Il sound però è sempre quello tipico e imprevedibile del gruppo americano, ricco di contaminazioni, che su un substrato canterburyano innesta in maniera quasi randomica spezzoni di be-bop, surf music, afro pop, prog, jazz e hard rock. A complicare ancora di più le cose c’è la presenza in scaletta di ben due cover (ovviamente riarrangiate alla maniera dei French TV): “The Odessa Step Sequenze” è infatti una cover dei Volare, gruppo da cui proviene il batterista Brian Donohoe, poi con i Somnambulist; la lunga “Joosan Lost/The Fate” attinge invece al repertorio dei Samla Mammas Manna lavorando però molto di fantasia e improvvisazione. Per la sua calcolata e misurata idiozia, “The violence of Amateurs” è probabilmente l’album più riuscito dei French TV. Anche se la formula di giustapposizione e il patchwork sonoro è quello tipico della band, la pozione risultante dagli esperimenti dell’apprendista stregone Sary è più coerente e sfumata del solito. Stili e sonorità diverse si intersecano in un gioco senza fine che sembra riuscire nell’impresa titanica di condensare in sessanta minuti tutta la musica esistente sulla faccia della terra (ascoltare l’incredibile “Tiger Tea” per credere: afro rock in stile Talking Heads + afro fusion + Canterbury + elettronica + jazz rock in stile Earthworks + Santana…). Ancora una volta la marcia in più dell’album è data dalla presenza di numerosi ospiti che contribuiscono a colorare il sound del gruppo con sassofoni, flauti, tromboni, violini e percussioni varie. Molto originali, come di consueto, i timbri utilizzati dai vari tastieristi. In definitiva “The violence of Amateurs” è un album fortemente consigliato agli amanti della musica RIO, accostabile per certi versi a quanto proposto da altre band “fuori dal coro” come Krakatoa, Djam Karet, Mongol o Happy Family, ma con un pizzico di ironia in più (il che non guasta mai). (Paolo Carnelli)
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