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French Tv #1 same Pretentious Dinosaur Records - 1984 |
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French TV è una delle band americane più interessanti degli ultimi due decenni. Il gruppo, fondato nell'estate del 1983 dal bassista Mike Sary e dal tastierista Steve Roberts, prende il nome dalla tipica denominazione presente su molte videocassette musicali; spiega infatti Sary: "Il nome è stata un'idea di Steve. steve gestiva un negozio di dischi e spesso consultando i vari cataloghi leggeva cose del tipo: Mahavishnu Orchestra (BBC), Magma (French TV), Marillion (Belgium Broadcast)... per qualche ragione French TV gli sembrò un nome fico e così finimmo per chiamarci in quel modo". Il primo omonimo capitolo della saga French TV vede così la luce nell'estate del 1984: accanto a Sary e Roberts ci sono Artie Bratton alla chitarra e Fenner Castner alla batteria. Il taglio del disco è decisamente jazz rock, con un occhio al Canterbury sound di Caravan e National Health, rinvigorito dall'esperienza UK. Concettualmente in questo esordio ci sono già tutti gli elementi che faranno la fortuna del gruppo: registrazione low-fi, imprevidibilità compositiva, assoluta relatività di ogni nozione armonica. La stessa scelta delle timbriche di tastiera sembra più in linea con una pellicola dei Monthy Pyton che con un album prog. Il disco comincia abbastanza in sordina, con i riff geometrici di Sary a cercare spesso con poca fortuna un aggancio alle tastiere di Roberts. La prima sorpresa arriva con "The Artist's House", dove fa capolino un arpeggio di chitarra acustica degno dei Genesis di "Wind and Wuthering". Ma è con i dieci minuti di "Spill" che i French TV si rivelano al mondo: crescendo vorticosi, riff di basso alla Goblin che si intrecciano con le tastiere, extravaganza timbrica di sinth al limite della cacofonia. La vera natura della band americana non è tanto nel Canterbury grazioso di "Dreams of Peace", quanto nel violino gutturale che emerge all'improvviso dalla ritmica spezzata di "No Charge", districandosi tra partiture di tastiera a dir poco ardite. E' un prog bonsai in cui l'ascoltatore è chiamato a sintonizzare la sua attenzione su frammenti di pochi secondi, capaci però di garantire istanti di godimento assoluto. Il gruppo chiude comunque in crescendo con gli otto minuti di improvvisazione di "Earth I wait", dominati dal piano di Roberts, e con il riff micidiale di "The Visit", su cui ancora Roberts allo xilofono si produce in una danza infernale degna dei migliori UK. Un paio di tocchi di piano e chitarra acustica, dalla profondità quasi ancestrale, chiamano il sipario dell'album. Dopo la registrazione di questo primo disco Steve Roberts deciderà di uscire dal gruppo per problemi familiari e di lavoro, lasciando campo libero a Sary. Ma la saga dei French TV è solo agli inizi. (Paolo Carnelli)
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