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Birdsongs of the Mesozoic The iridium controversy - 2004 |
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La genesi dei Birdsongs Of The Mesozoic risale ai primi anni 80 ed è legata alle vicende di un'altra formazione bostoniana seminale nel campo dell'avanguardia rock, i Mission of Burma di Roger Miller, di cui i BOTM costituiscono inizialmente un side-project formato da Miller insieme ad Eric Lindgren, Rick Scott e Martin Swope. Con questa line-up il gruppo incide i suoi primi EP (gran parte di questo materiale finirà nella eccellente raccolta Sonic Geology, licenziata dalla Ryko alcuni anni fa), facendosi notare come una delle realtà più promettenti della East Coast e suscitando consensi tra gli addetti ai lavori. Dopo l'uscita dell'album The beat of Mesozoic, Miller lascia il gruppo e viene sostituito dal sassofonista Steve Adams. Faultline, primo lavoro per la Cuneiform, segna anche l'abbandono di Adams e Swope, che verranno rimpiazzati da Ken Field e Michael Bierylo. Con una formazione finalmente stabile ed un'etichetta solida alle spalle, i BOTM compiono ulteriori, decisivi passi nella loro evoluzione sonora: Pyroclastic, Dancin on A'A e Petrophonics testimoniano la lenta ma inesorabile progressione di questa band verso il traguardo di una eccellenza compositiva e formale che ha pochi termini di confronto nella musica progressiva (e non solo) contemporanea. Se Petrophonics ci aveva positivamente impressionato per l'originalità delle intuizioni, Iridium Controversy ci restituisce una band giunta alla piena maturità artistica: album dopo album, infatti, i BOTM sono riusciti nell'intento di forgiare un suono capace di coniugare la sintassi della musica colta del secolo scorso (specialmente Bartok e Stravinsky) con la potenza e l'energia del rock d'avanguardia. La sintesi di questi linguaggi, lungi dall'essere un riflesso opaco dei suoi ingredienti di base, genera un lavoro omogeneo e, se possibile, più maturo delle precedenti opere; merito anche di una produzione intelligente, capace di coinvolgere il redivivo Miller, oltre ad una serie di batteristi/ percussionisti, il cui apporto risulta decisivo. Primordial Sludge, con il suo tempo marziale, ci proietta nel mondo ancestrale magnificamente raffigurato in copertina da Roger Dean (ingaggiato in occasione del Nearfest del 2001). Qui i fiati ed il piano intessono una tumultuosa fanfara, mentre il cupo gorgoglio dei synth evoca la melma primordiale del titolo, increspata dai riff della elettrica di Bierylo e del sax di Field. In poche parole: un gioiello. Ed è solo l'inizio. The iridium controversy è divisa in due parti. La prima si candida a manifesto del "BOTM sound", permeata com'è dall'influenza dei grandi maestri del passato. Negli incalzanti pattern pianistici, che sembrano alludere ad una catastrofe planetaria, (l'estinzione dei dinosauri?), si materializza lo spettro di Stravinsky. La seconda parte ha invece l'incedere maestoso di un bolero, il cui crescendo strumentale, scandito ritmicamente dal piano di Lindgren, è spezzato dai vagiti della chitarra e dai languidi sibili del flauto. A differenza di altre pur valide formazioni contigue, quali Julverne o Gattomarte, le cui partiture denotano talvolta una mancanza di nerbo, i BOTM raramente indulgono al manierismo accademico. Anche nei momenti più classicheggianti, infatti, il gruppo conserva la tensione di una rock band: quella che, in ultima analisi, ha reso plausibile la definizione di "chamber-rock ensemble". Make the cameras dance avvalora tale convincimento: l'assenza di un batterista e l'impiego dell'elettronica in chiave ritmica lo avvicina alle cose del passato (si scorge persino una citazione di Allswell da Petrophonics). Il tempo è scandito dalla frenetica pulsazione di un sequencer sulla quale si sovrappongono i riff nervosi della elettrica di Bierylo. This way out è invece un mesto salmo dove il sax dialoga a turno con il pianoforte e le tastiere, ripetendo ciclicamente una melodia intrisa di profumi canterburiani. Lost in the B-Zone (rivisitazione di un vecchio brano contenuto in Sonic Geology) e Tectonic Melange mettono a fuoco la cifra stilistica del gruppo: imbastire una fantasia di percussioni elettroniche e pianoforte nel cui alveo si incastrano felicemente i riff di chitarra e soprano. Ritorna la batteria in Sherpas on Parade. La ritmica ossessiva, però, è ancora una volta affidata alle solite tastiere di Lindgren, che si dimostra autentica forza creativa all'interno del gruppo. Ad un tratto il pianoforte disegna una frase circolare che rimanda ai National Health (The Collapso) per poi sfociare in una progressione ciclica crimsoniana (tipo Larks per intenderci); ma è solo un vago riferimento imputabile alla comune matrice ispirativa (Bartok) che nulla toglie ad un brano sfavillante di luce propria. In 100 Years of excellence è il sax a ricamare un'ariosa melodia sul solito tempo marziale, intonando una frase struggente ripresa a turno da tutti gli strumenti. Il vocabolario è qui decisamente classicheggiante e tuttavia ancora scevro da barocchismi o inutili ridondanze. Race Point è un bozzetto ambient: nelle ondulazioni minimaliste del piano si percepiscono echi di Debussy. Il flauto disegna note lunghissime su un tappeto di volute elettroniche, mentre lo spazio sonoro, incredibilmente dilatato, viene squarciato da rari loop chitarristici di Frippiana memoria. Con Centrifuge tornano prepotenti le cadenze ossessive del pianoforte alternate a sprazzi di puro lirismo. Conclude degnamente l'album Beat of Mesozoic Pt. 1, un vecchio brano di Miller qui riproposto (con lo stesso autore al piano) in una nuova e più compiuta versione, che è un tripudio di fiati e percussioni elettroniche. Con The Iridium Controversy i BOTM hanno espanso e ridefinito il loro vocabolario musicale, imponendosi all'attenzione generale come una delle più significative realtà del prog di avanguardia, degna di stare al fianco di altre e più blasonate formazioni operanti nei medesimi territori (quali Muffins e Univers Zero). Un'ultima annotazione: qualche recensore poco attento di casa nostra si è lamentato del modesto tasso - a suo dire - di virtuosismo di questa band, dimenticando che il virtuosismo non andrebbe mai cercato nelle sterili esercitazioni strumentali - che troppo spesso noi amanti del genere siamo costretti a digerire - bensì nel rigore delle composizioni e nella padronanza dei linguaggi utilizzati, qualità, queste ultime, che ai Birdsongs certamente non difettano. (Achille Benigni) Tracklist: 1) Primordial Sludge; 2) The Iridum Controversy: Before; 3) The Iridium Controversy: After; 4) Make the Camera Dance; 5) This Way Out; 6) Lost in the B-Zone; 7) Tectonic Melange; 8) Sherpas on Parade; 9) 100 Years of Excellent; 10) Race Point; 11) Centrifuge; 12) The Beat of the Mesozoic, Pt. 1. Formazione: ERIK LINDGREN
- Acoustic grand piano, Washboard, Acetone organ |
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