AA. VV.

Kalevala

Musea - 2003

 

Finalmente Kalevala! Dopo tanti rinvii vede la luce l'ambiziosa opera concepita dal magazine finlandese Colossus e pubblicata dall'etichetta francese Musea Records. Tre CD, trenta brani per trenta gruppi di nazionalità diversa (si va dalla Finlandia alla Norvegia, dagli Stati Uniti all'Italia), una trama avvincente basata sull'omonimo poema epico finlandese compilato da Elias Lonnrot alla metà del diciannovesimo secolo, già fonte di ispirazione anche per Il signore degli anelli di Tolkien. "Il contenuto di Kalevala è costituito da una serie di ballate e canzoni - si legge nel corposo libretto - che narrano le vicende fantastiche di una serie di personaggi. Si comincia con la creazione del mondo e si prosegue con le peripezie e i viaggi dei vari personaggi impegnati nel tentativo di prendere moglie, tentativo che li porta ben presto ad entrare in competizione tra loro. Ognuno dei protagonisti ha abilità e caratteristiche particolari che gli permettono di superare una serie incredibile di prove e peripezie". E proprio nella bellezza della trama che sottende la musica è probabilmente da individuare uno dei principali fattori della riuscita del progetto, un concept coerente e avvincente come non si ascoltava da anni. Certo, all'ascolto emerge un po'di disomogeneità sonora (del resto ogni gruppo ha inciso il suo pezzo in uno studio di registrazione diverso e la differenza di qualità tra un brano e l'altro a volte è fin troppo evidente), ma dal punto di vista artistico lo standard rimane comunque alto, grazie anche al lavoro dei curatori che hanno raccomandato ai gruppi l'utilizzo di una strumentazione rigorosamente analogica. Dei tre CD forse proprio il primo è quello meno convincente, nonostante si parta alla grande con il solenne incipit sinfonico dei finlandesi Haikara. Un po' sottotono i Moongarden di Cristiano Roversi, penalizzati da una registrazione appena sufficiente; più riuscito lo strumentale, epico e melodico al tempo stesso, proposto dai Submarine Silence. Il secondo dischetto propone invece diversi episodi di grande spessore. Aprono le danze i norvegesi Orchard, con il flauto di Ketil Vestrum Einarsen a danzare nella bruma su tappeti di Mellotron e fitti arpeggi di chitarra: praticamente una versione rock dei migliori Anglagard. Segue il pezzo più lungo del lotto, ovvero quella The Wedding dei nostri Greenwall di cui avevamo avuto già modo di parlare su WS 20: quasi quindici minuti di portata operistica, aperti da un delizioso interludio pianistico e narrati con l'ausilio di un vero quintetto d'archi. Colpisce la cura e l'eleganza di un brano che, grazie alla maestria compositiva del leader Andrea Pavoni, riesce a illustrare il racconto attraverso atmosfere e temi estremamente differenti ma perfettamente integrati in un'architettura funzionale e coerente. Di ottimo livello anche i contributi di Revelation e Mad Crayon, ma il vero brivido arriva dai ritrovati Museo Rosenbach, capitanati dietro i tamburi da un Giancarlo Golzi in splendida forma. Il gruppo autore del leggendario Zarathustra, attualmente in studio per la registrazione di un nuovo album, ci regala sette minuti di prog rock potente e dinamico, interpretati con la giusta carica dal bravo vocalist Andrea Biancheri. Una menzione particolare la merita senza dubbio anche il brano, particolarissimo, di Sofia Baccini, splendida voce dei partenopei Presence: cinque minuti in bilico tra Diamanda Galas e Peter Hammill, con decine di tracce vocali sovraincise a rincorrersi in mezzo a malinconiche cesellature di Mellotron e Minimoog. Arriviamo così alla terza parte del concept, che è senza dubbio quella più avvincente. Si parte con l'imprevedibile circo dei Qadesh, guidati con sapiente ironia dell'incredibile voce di Willyam-Daevid Harbottle (i fan di Freddie Mercury e Jeff Buckley salteranno sulla sedia), per arrivare alla gemma Kantele degli astigiani Cantina Sociale: la produzione a cura di Beppe Crovella (Arti e Mestieri) ci riporta immediatamente alle atmosfere eleganti e variegate del debut album Balene, con uno Ianò Nicolò che si conferma straordinario nel ruolo di cantore, ben supportato dalla grande ricchezza sonora della formazione a sette. Di qui alla fine è una sequenza di brani emozionanti: spiccano lo strumentale turgido del trio svizzero Thonk, guidato dall'hammond devastante di Mark Grassi, e quello più raffinato e pinkfloydiano dei finlandesi Groovector. A chiudere il cerchio sono chiamati i francesi Cafeine, che con dodici minuti di elegante prog sinfonico fanno da degno contraltare all'apertura degli Haikara. In definitiva, Kalevala si rivela un lavoro di alta qualità, ben concepito e senza cadute di tono. Il consiglio è dunque quello di mettere da parte i soldini (ma trentatré euro per un box triplo non sono poi tanti) e regalarsi quello che diventerà sicuramente un prezioso compagno per le serate invernali da passare davanti al caminetto.

Recensione pubblicata su Wonderous Stories

(Paolo Carnelli)