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Gualberto Vericuetos East West- 1976 |
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Ultimamente compro, ascolto e recensisco spesso dischi di prog iberico, di solito sono sorprese moderatamente positive, certo che quando mi sono approcciato ad un disco di tale Gualberto non mi aspettavo granché, e invece... Formazione a 5, tastiere, batteria, basso, violino e viola e Gualberto, appunto, alla chitarra e suppongo al sitar. Disco interamente strumentale, brevissimo, almeno per i parametri attuali, viziati dall' abitudine alle durate del cd, con 5 pezzi di durata breve/media. Partiamo con "luz de invierno". All'inizio alcuni accordi di sitar ci catapultano dritti dritti nello sceneggiato "Sandokan" con quello sciupafemmine di Kabir Bedi (colonna sonora degli Oliver Onions), poi intervengono le tastiere di accompagnamento e un violino a dialogare con il sitar su linee armoniche che rivelano ora un'impostazione classica ora fortemente screziate di oriente. Una specie di raga-progressive (questa non l'avevate mai sentita, eh?). La musica fluisce e refluisce con molti temi che si intersecano. Gualberto appare un musicista preparato e interessante. Più canonico il pezzo successivo "continuando el dialogo", in cui i profumi orientali si perdono in un serrato contrapporsi dal vago retrogusto jazzy tra il violino, assoluto protagonista, la chitarra e in seconda battuta le tastiere. La dialettica permane fortissima, la musica appare fin troppo ricca, direi quasi sovraccarica, pensata, costruita. Meno interessante "icorre, vuela, que te pillo" che alterna stacchi chitarristici, derive di jam psichedelica a una melodia portante con un violino sui registri di una danza. Il fantasma di Jean-Luc Ponty si staglia all'orizzonte. La successiva "noche de rota" e costruita sugli stessi elementi, ma si gioca la carta del lirismo con Gualberto che si destreggia mica male alla chitarra acustica. Le cose cambiano un po' con l' ultimo brano, il più lungo con i suoi 9 minuti, "la manana siguiente". Sono 9 minuti con il tastierista protagonista in un brano molto più psichedelico e improvvisato, Pinkfloydiano, dalle tonalità a volte quasi "space", tutto giocato su riverberi ambientali e su una chitarra in "dreaming state". In conclusione non fatevi condizionare dalla scarsa durata, "Vericuetos" è un bel disco, interessante e piuttosto sfaccettato. |
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