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Granada España año 75 East West - 1976 |
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Chi conosce il prog spagnolo sa già quali sono le sue principali caratteristiche: in particolare l’ampio utilizzo di strumentazione acustica che conferisce un taglio decisamente folkeggiante alle composizioni e le cadenze spesso solenni e marziali dei brani. In questo senso i Granada non sfuggono ai dettami della scuola della loro terra, anche se, come vedremo, il gruppo di Madrid riesce abilmente a mescolare queste suggestioni con tutta una serie di altre influenze. Espana Ano ’75, pubblicato nel 1976, è il secondo album della band, dopo il debutto dell’anno precedente con Hablo de una tierra. Il gruppo ruota intorno alla figura carismatica del polistrumentista Carlos Carcamo a cui fanno capo tutte le parti di tastiera, flauto, violino, mandolino e chitarra acustica presenti sul disco. Completano l’organico l’ottimo Juan Bona alla batteria, Antonio Garcia-Oteyza al basso e Javier Monforte alla chitarra elettrica. Già le prime note della mini-suite El calor que pasamos evidenziano le particolarità del gruppo, con il piano elettrico di Carcamo che fornisce la base sui cui va a danzare un delizioso mandolino. Ma è con il secondo movimento che il taglio diventa più jazzato, in quello che scopriremo essere un vero e proprio marchio di fabbrica della band, ovvero la capacità di contaminare il tipico sound progressivo iberico con ampie venature di marca canterburyana; chitarra elettrica e flauto si rincorrono in un gioco di specchi fino all’epica apertura di Mellotron e alla successiva battaglia tra hammond e mini moog. Siamo quasi arrivati alla fine della mini-suite, ma c’è ancora il tempo per un ulteriore cambiamento jazzato su cui si inseriscono con notevole maestria il sax dell’ospite Jorge Pardo e l’acustica ispiratissima di Carcamo. Anche i restanti brani confermano la grande vena di questo complesso, perennemente e imprevedibilmente in bilico tra sonorità sinfoniche di marca spagnola e contaminazioni fusion e psichedeliche (mi vengono in mente gruppi come Soft Machine, Camel, addirittura i primi Pink Floyd). Chiude il lavoro la ballata Ahora vamos a ver que pasa, che riprende più decisamente le cadenze e le atmosfere della canzone tradizionale iberica con mandolino e violino in evidenza. Davvero un ottimo album, consigliato sia a chi vuole avvicinarsi alla scena prog spagnola dei ’70 che a chi desidera continuare ad approfondire il discorso. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Paolo Carnelli) |
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