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Goma 14 Abril East West - 1975 |
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"Suonare, suonare e quando non sì sa più cosa suonare, suonare ancora". Propongo questo motto come logos della musica, non solo progressive, degli anni '70. Un amore eroico per il proprio strumento, una fiducia incrollabile in se stessi e nella musica, una tensione ideale verso l'arte tra l'epico e l'ingenuo. Questo a mio parere è il nucleo portante del progressive e in generale del rock degli anni '70, a prescindere dai risultati ovviamente. Una generazione di musicisti che a buttato il cuore oltre l'ostacolo e ci ha creduto e provato. Potrei avere incominciato così la stragrande maggioranza delle recensioni da me fatte per Eventyr Magazine, però per misteriose traiettorie mentali mi è venuto istintivo porre questa premessa per il Goma, oscuro gruppo spagnolo con formazione a 5, sezione ritmica, chitarra, tastiere e sax. Forse saranno stati gli undici minuti dell'iniziale "aqui e ahora", un polpettone tutt'altro che indigesto con prog di ispirazione italiana, proto-hard-progressive con hammond di complemento, marcette zappiane, un sax che stende una vaga nuance di Van der graaf, una voce filtrata, finale lirico. Oppure sarà stata la suggestione del flamenco-prog con venature hard della strumentale "madre tierra", forse il brano migliore del disco, non tralasciando neppure la successiva "un nuevo abril sin sal" con la sua alternanza di schitarrate e parti di sax non distanti questa volta dalle traiettorie tracciate dai Colosseum qualche anno prima. Ma forse la causa principale è da ricercarsi nella conclusiva "shootin up", cantata (bene) in inglese, che riprende un giro dei Pink Floyd ma che affascina nel sua alternare pigra melodia con dissonanze free form nel brano più intenso del disco. Sarà quel che sarà, però i Goma mi sono sembrati paradigmatici della nostalgia di un suono e di un approccio stilistico. Bel disco consigliato a tutti. |
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