Raimundo Rodulfo

The dreams concerto

autoproduzione - 2002

 

Secondo album per il bravo compositore venezuelano Raimundo Rodulfo e seconda recensione sullo stesso numero di Eventyr Magazine. In questo lavoro le cose si fanno ancora più complesse ed ambiziose che nel precedente, Sueños. Il disco è sottotitolato infatti "Concerto per chitarra, gruppo e orchestra da camera" e consta infatti di 3 movimenti, 3 mega-suite che durano, rispettivamente, 28, 16 e 33 minuti. L'elenco dei musicisti utilizzati per registrare quest'opera è lunghissimo: oltre allo stesso Rodulfo (chitarre, mandolino, percussioni, basso, voce) la lista comprende Lermit Martinez (tastiere), Carlo Rodriguez (basso), già presenti nel lavoro precedente, nonchè Pablo Rodulfo (sax), Pedro Castillo e Beatrice Rivas (voce), Andres Briceno (batteria), Cesar Romano (violino, viola), Carlos Orozco (arpa), Manuel Rojas (flauto), solo per citarne alcuni. Passando ai contenuti diciamo subito, tanto per essere chiari, che si tratta di un disco veramente molto bello in cui la musica classica, a seconda dei casi, si affianca o si fonde quasi alla perfezione con il progressive. Le parti più classicheggianti, per inciso le migliori del disco, rimandano alla mente ora Bach, ora Vivaldi, ora alcune composizioni per chitarra classica ed orchestra (le opere di Rodrigo, ad esempio), e sono caratterizzate dall'assenza assoluta di batteria o strumenti elettrici e, al contrario, da sontuosi arrangiamenti acustici con archi, flauto e chitarra classica a ricamare di continuo bellissime melodie. In altri momenti, invece, con l'ingresso della batteria e con Rodulfo che imbraccia la chitarra elettrica, abbiamo una perfetta fusione tra musica classica e moderna. I risultati sono quasi sempre piuttosto apprezzabili tranne quando Rodulfo si fa prendere un po' troppo la mano e si lancia in veloci soli di Malmsteeniana memoria. In ogni caso anche in questi frangenti non si scade fortunatamente mai nel cattivo gusto che invece caratterizza il pingue guitar-hero svedese, anche se va sottolineato come Rodulfo dia il meglio di se dal punto di vista compositivo più quando ricama con la chitarra elettrica parti lente e melodiche che quando si lancia in scale barocche eseguite ad iper-velocità, che poi, se vogliamo dirla tutta, non è neanche così iper... (almeno in questo caso dobbiamo spezzare una lancia in favore dell'adiposo Yngwie e riconoscerne la superiorità). Delle tre suite, la prima e la terza, a parte piccolissime cadute di tono, sono veramente molto belle e richiedono un ascolto attento e partecipe per essere apprezzate fino in fondo. Oltre alle influenze classiche prima citate fanno venire alla mente, per restare in ambito prog, Quaterna Requiem, Sagrado, Iconoclasta, vale a dire la crema del progressive centro-sud americano, nonché il mitico "Concerto grosso" dei New Trolls. La seconda suite, fortunatamente la più breve delle tre, si lascia apprezzare un po' meno a causa del suo carattere maggiormente sperimentale ed avanguardistico che lascia l'ascoltatore un po' spiazzato specie a causa dell'inevitabile confronto con il calore sprigionato dalle altre due composizioni. In ogni caso si tratta di un cd veramente molto bello che rifulge di luce assai brillante tra le produzioni che negli ultimi anni sono provenute dal Sud-America. Promosso a pieni voti.

(Paolo Formichetti)

Track list:

1-2. Primo movimento 3-4. Secondo movimento 5-6. Terzo movimento