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Pollen same Kozac - 1976 |
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Ah, il prog sinfonico... che meraviglia. Abbiamo già segnalato tante volte come questo particolare filone sia ancora oggi in grado di regalare agli appassionati notevoli soddisfazioni, grazie alle numerose ristampe di quei lavori cosiddetti "minori" che hanno colorato il fulgido sottobosco prog degli anni settanta. Opere spesso manifestamente e apertamente derivative, ma avvolte da un'aura fascinosa di eleganza e misura, figlia della venerazione garbata e a tratti ingenua per un certo tipo di musica. Una venerazione fondata su pianoforti acustici, organi hammond, mini moog e clavicembali, chitarre a dodici corde e copiose rullate di batteria. In questo filone si inseriscono alla perfezione i canadesi Pollen, autori di un unico brillante omonimo album nel 1976. Sei tracce dalla durata tutto sommato contenuta, che strizzano l'occhio in primis ai Genesis del periodo d'oro, nell'incedere quasi marziale di alcune progressioni d'organo (Vivre la Mort), nelle melodiche aperture di sinth (Tout l'Temps), nelle chitarre acustiche e a dodici corde deliziosamente arpeggiate (L'Etoile, La Femme Ailée), nei lirici interventi di flauto che fanno capolino di tanto in tanto (Vieux corps de vie d'Ange). Non mancano comunque interessanti intrecci di influenze diverse che coesistono all'interno degli stessi brani, generando gustose ibridazioni: è il caso ad esempio di Tout L'Temps, dove sembra di ascoltare un impossibile duetto Wakeman/Banks grazie ai due soli di clavicembalo e sinth quasi in contemporanea, o di Vivre la Mort, dove la tipica chitarra "sospirante" alla Hackett accompagna le evoluzioni spigolose di una Gibson di Howiana memoria. Anche i Gentle Giant fanno la loro comparsa proprio all'inizio dell'album, e poi nel vibrafono della conclusiva La Femme Ailée. Ottima la prestazione vocale del cantante e polistrumentista Jacques Tom Rivest, che con il suo stile canoro narrativo e teatrale e i testi in lingua francese sposta il nostro orizzonte d'ascolto verso formazioni come Ange, Carpe Diem e Pulsar. A suggellare il tutto, l'ottima qualità della registrazione, per un lavoro che non può mancare nell'archivio di ogni vero amante del prog sinfonico anni settanta. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Paolo Carnelli) |
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