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Carl Palmer Working Live volume 1 Sanctuary - 2003 |
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Il primo volume della serie "Working Live" è stato registrato durante il concerto al Robin 2 di Bilston il 19 Luglio 2001, uno dei primi da loro suonato (esattamente il terzo) ed è così la testimonianza degli albori del gruppo. Da allora i Palmer si sono esibiti in una sessantina di concerti, soprattutto in Gran Bretagna, ma anche in Italia, Germania, Belgio, Olanda, Spagna e Messico. Nei concerti più recenti il trio suona indubbiamente con maggiore affiatamento e soprattutto con maggiore confidenza, ed anche la scaletta ha subito degli interessanti ampliamenti. Fin dall'inizio i Palmer hanno, ovviamente, suonato dal vivo solo brani strumentali, con particolare attenzione ai brani di Works (facciata solistica di Palmer) ed alle rivisitazioni classiche. La serie "Working Live" dovrebbe proseguire l'anno prossimo con un secondo volume e testimoniare così l'evoluzione live della band, più avanti sono invece attesi anche i primi lavori in studio. Personalmente non condivido molto questa politica di centellinare le uscite discografiche, in particolare preferisco che un disco live presenti un intero concerto, con i suoi eventuali alti e bassi, e non una selezione sempre arbitraria di brani. Detto questo bisogna però ammettere che la scelta operata in questo disco è stata oculata: sono stati infatti omessi i brani solistici (a parte l'immancabile assolo di batteria, un piccolo peccato di autoindulgenza da parte di Carl) e sono stati invece inseriti quelli di cui non esisteva una precedente versione live (Bullfrog, Canario, L.A. Nights) oppure ne esisteva una risalente a molto tempo fa (The Barbarian, The Enemy God, Tank, Toccata). Peccato non aver però inserito l'intera Fanfare for the Common Man, brano dove il chitarrista Shaun Baxter esegue alcune delle sue migliori improvvisazioni solistiche. Al di là dell'effetto novità, va rilevato che alcune esecuzioni meritano una loro specifica valorizzazione. Per esempioToccata non soffre per la mancanza delle tastiere, anche perché l'originario suono era già "metal-oriented" con la timbrica del Moog decisamente chitarristica, ed è presentata dai Palmer in una versione molto riuscita, così come la spigolosa Bullfrog, bellissima nella parte centrale con le sue atmosfere tribali, e la veloce e trascinante L.A. Nights. Interessante The Barbarian, soprattutto nella parte centrale, mentre le parti più tirate perdono a mio avviso il confronto con l'originale quanto a pienezza e potenza complessiva del suono. Di mancanza di impatto soffre inizialmente un po' anche The Enemy God e, soprattutto, nessuno dei musicisti ha trovato modo di inserire nel brano qualche divagazione o improvvisazione, cosa invece che riesce abbastanza bene in Tank, presentato in una versione ricca di interessanti assoli. Dal canto suo Canario porta una nota di allegria che serve a stemperare l'atmosfera un po' troppo seriosa che necessariamente si crea in un concerto dagli elevati contenuti tecnico-musicali. I due musicisti che accompagnano Carl hanno indubbiamente doti tecniche eccellenti, in particolare Dave Marks riesce a suonare le parti di basso più complesse che Greg Lake ha inserito nei primi dischi di ELP, talvolta migliorandole ulteriormente. Impressionante, per chi lo ha visto dal vivo, il suo solo in cui suona contemporaneamente l'accompagnamento e la parte solistica e in cui passa con estrema facilità dallo stile melodico a quello "slappato". Il suono e lo stile chitarristico di Shaun Baxter (la sua abilità tecnica è indiscutibile) non incontrano invece sempre i miei gusti: troppo metal infatti risultano alle mie orecchie alcuni suoi assoli, senza contare che la timbrica di una chitarra elettrica, pur con tutti gli effetti a disposizione, non può competere, in brani di questo tipo, con quella delle tastiere. Molto meglio quando lo stile abbandona la velocità virtuosistica e le note alte e lancinanti per virare verso sonorità più acide o più dark. In ogni caso prendersi sulle spalle il peso delle parti solistiche emersoniane costituisce già di per se un indubbio merito e nei momenti migliori Baxter non sfigura affatto. Più semplice il suo compito nei brani originariamente non suonati da Emerson (Bullfrog, The Enemy God) o in cui Emerson non era il protagonista principale (L.A.Nights). Per il futuro spero che i Palmer spostino il baricentro del suono un po' più verso il rock progressivo ed inseriscano nel loro repertorio qualche brano di loro composizione che possa ben amalgamarsi coi brani provenienti dal repertorio di ELP. Nel frattempo potremo apprezzare i già buoni risultati contenuti in questo CD e seguire direttamente i progressi del gruppo assistendo ad uno dei concerti che ormai con una certa regolarità il gruppo tiene in Italia. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Paolo Rigoli) |
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