Mythologic

Standing in stillness

PMM - 2003

 

Standing In Stillness non è un album di cui si può parlare male. Se si lasciano momentaneamente da parte alcuni piccoli particolari si può anzi dire che i Mythologic siano riusciti a confezionare un prodotto ben fatto e competitivo, che cerca di scrollarsi di dosso l'ingombrante ombra dei Dream Theater che incombe, volenti o nolenti, sulla quasi totalità delle nuove band statunitensi. Atrraversando le sette tracce di quest'album sembra, invece, di trovarsi di fronte a grandi estimatori dei Fates Warning, visto che il songwriting, specialmente per quanto riguarda le parti di chitarra, sembra provenire da album come "Inside Out" o "Parallels". Questa è senz'altro un'arma a doppio taglio, soprattutto perché un eventuale confronto tra le linee vocali e l'immensa capacità interpretativa di Ray Alder rischiano di far sfigurare la vocalist Melissa Rolder, ma i Mythologic hanno dalla loro parte una capacità invidiabile di costruire arrangiamenti complessi ed imprevedibili, un po' nello stile di Rush o Echolyn, altre due band che hanno influito non poco sul risultato finale di quest'album, soprattutto se si ascoltano alcuni fraseggi di chitarra o alcune impostazioni ritmiche (influenze che, va detto, sono ben più presenti sul progetto parallelo che vede impegnata buona parte della formazione dei Mythologic, i Gratto). Ma dopo aver tirato un po' le orecchie ai Mythologic per una certa derivatività, vediamo quali sono i pregi di quest'album, che, va detto, non sono pochi. Innanzitutto un elogio va fatto a Steve Matusik e Chris Rodler che, nonostante l'influenza di Matheos sia chiara e ben presente, sono capaci di disseminare ogni composizione con tappeti melodici vincenti e coinvolgenti, accompagnati da assoli (vedi "Battled Beliefs") carichi di gusto e feeling, mentre alcuni fraseggi acustici risultano azzeccati e congegnati in maniera vincente ("Flash Of Red"), insomma una coppia di chitarre come raramente se ne sentono, affiatate e preparate tecnicamente, capaci di tessere gli intricati arazzi sonori di "A Dim Too Dark" e "In Solitude". Insomma, se i Mythologic riusciranno ad accomodare qualche problema vocale e riusciranno a trovare un po' di coraggio per sperimentare ed osare qualcosina in più, potrebbero avere davvero le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti nel panorama prog metal statunitense. Fino ad allora staremo in attesa, con "Standing In Stillness" come dignitoso sottofondo.
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Recensione pubblicata su Wonderous Stories

(Luca Abete)