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I Leoni same BMG - 1971 |
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Quando mi è stato chiesto di recensire un gruppo italiano che si chiamava " I Leoni" ho pensato che avrei ricevuto una sola si inarrivabile bruttezza. Il solito pregiudizio. Non che sia un capolavoro, certo, ma questo disco a me sconosciuto è sostanzialmente per buona parte piacevole e non privo di qualche interesse e bizzarria. Innanzi tutto bisogna tenere conto che è un disco del 1971, anno in cui il prog italico stava scaldando i motori ma non era assolutamente in pieno fulgore, quindi non risulta innovativo ma all'epoca avrebbe potuto generare un certo interesse. L'impostazione generale è una via di mezzo tra certo beat melodico italico e ambizione progressive, non vi dirò una versione progressiva dei Dik Dik innanzi tutto perché fuggireste subito e poi perché questa sintesi rischierebbe di svilire un prodotto da valutare con più attenzione. I primi due brani, "L' alba" e "Il rinoceronte" sono due pezzi molto melodici, direi cantabili, riferibili ai riferimenti detti sopra , forse un po' ingenui e datati come arrangiamento (quel coretto femminile a metà del secondo brano fa molto 4x4 di Nora Orlandi a Canzonissima, chi ha più di 35 anni capirà), ma di buona impostazione compositiva con scelte stilistiche pienamente progressive nell' uso del pianoforte e tastiere. Con il terzo brano "Jena ridens" si cambia registro con quell'inizio molto ELP ma la sorpresa più grossa è nel successivo "lo stregone", brano bizzarro e sperimentale a metà tra tribalismo etnico e voci gotico- gregoriane. Il quinto brano ("L' incendio") mi ha fatto impazzire. E' il pezzo migliore del disco, una melodia irresistibile, che entra in testa e non esce più, con assolo di falso clavicembalo in mezzo, un brano molto bello. Il fatto è che sono sicuro che è o, più probabilmente, è stato copiato da qualcuno più famoso dei Leoni. Insomma è un brano famoso, ma nella curiosità di scoprire il plagio l'ho ascoltato cento volte senza farmi venire in mente dove l'avevo già sentito. Se qualcuno può aiutarmi mi scriva.Molto buono anche il successivo "Le scimmie", breve strumentale jazz-rock con basso pulsante che sembra preso da una colonna sonora d'epoca. Che so una scena tipo "Milano trema, la polizia si incazza" con Maurizio Merli in Alfetta che indaga sull' assassinio di una prostituta.Con "La rugiada" si ritorna al clima Dik Dik/Camaleonti in salsa prog, comunque gradevole. Fin qui pienamente soddisfatti, poi ci pensano i successivi due brani, "Le giraffe" e "Sesso" a rovinare parzialmente il quadro. Due brani che sembrano essere stati composti diversi anni prima, leggeri, inutili e stupidini, il secondo poi degno del peggior Rocky Roberts. Chiusura però degnissima con "Il Tramonto", strumentale pianistico, atmosferico, sentimentale anch'esso comunque con un'aria da colonna sonora d'epoca. In conclusione che dire ? A parte due brani vergognosi un buon disco, molto distante da epicità e gigantismi progressive ma a suo modo elegante, ben suonato e ispirato. |
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