|
|
Song of the Exile Time to end Musea - 2003 |
|
|
Alcuni anni fa riponevo molte speranze e molta attenzione nella Musea, da diversi anni però l' etichetta francese a mio parere sta deludendo. E' vero che il catalogo e molto vasto però è altrettanto vero che produce molti dischi e gruppi un po' tutti uguali, sempre sinfonici con a volte derive hard, tutti uguali e tutti anonimi e ormai noiosi e prevedibili. I Songs of the exile sono un gruppo olandese e "time to end " è , mi risulta, il loro secondo album (non ho mai ascoltato il primo). Sono un tipico prodotto Musea. Prog sinfonico con aspetti a volte hard (alcuni passaggi possono ricordare i Queensryche), pur se molto contenuti, tastiere di accompagnamento relegate ad un ruolo più di rifinitura che solistico, alcuni accenni pink floydiani, tono epico e celebrativo spesso con un cantato, corretto quanto anonimo, che vira quasi al recitativo, chitarrista assoluto protagonista con alcuni passaggi chitarristici anche all' acustica da apprezzare. Personalmente mi ricordano non poco i compagni di scuderia Ultime atome recensiti in questo stesso numero di Eventyr Magazine, a cui si fanno però preferire per una maggiore eccentricità (relativa) negli arrangiamenti, un maggior feeling e una minore monoliticità. Disco comunque fin troppo uniforme spesso con la parte strumentale che sembra posticcia rispetto al testo a volte più declamato che cantato, non mancano comunque alcuni buoni passaggi e qualche brano di pregio ("the days fly past", "victims of circumstances" e la mini suite "a different sensation"), con qualche scopiazzatura qua e là (tra tutte lo stacco acustico a metà di " the days fly past" è clamorosamente copiato da "tarot" dal primo disco dei polacchi Abraxas). Certo è che cose memorabili non se ne ascoltano e nessun brano o passaggio perfora la nostra memoria e rimane in testa dopo vari ascolti. Alla fine il solito prodotto dispensabile della Musea. |
||