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Opeth Damnation Music For Nations - 2003 |
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La Svezia,
lo sanno anche i sassi ormai, ha visto la nascita, nei primi anni 90,
di alcune band straordinarie che hanno portato nuova linfa vitale ad un
genere che, dopo i relativi fasti del new prog inglese, stava nuovamente
scivolando in un'età buia. I nomi, anch'essi stranoti, sono quelli di
Anglagard, Anekdoten e Landberk, band che hanno entusiasmato i prog fan
di mezzo mondo. Il destino di queste band, nonostante l'altissima qualità
della musica prodotta, non è stato dei più fortunati ed attualmente gli
unici che continuano a produrre dischi sono gli Anekdoten (vedi recensione
dell'ultimo cd in questo stesso numero di Eventyr Magazine). Gli Anglagard
si sono riformati ma ancora non è dato sapere se e quando uscirà un nuovo
cd mentre i Landberk si sono sciolti e solo recentemente alcuni dei loro
membri hanno dato vita ad una nuova band, i Paatos, che speriamo di poter
recensire presto. Proprio lo scioglimento dei Landberk è stato per me
una grande fonte di dispiacere in quanto li ho sempre ritenuti una band
straordinaria, forse la migliore del blasonato terzetto. È stato quindi
con grande piacere che, procedendo all'ascolto di questo cd dei connazionali
Opeth mi sono giunte alle orecchie sonorità che me li hanno ricordati
moltissimo. Ma procediamo con ordine. Gli Opeth sono una band svedese
autrice già di vari album che non ho avuto il piacere di ascoltare ma
che, da quanto letto in giro su internet, dovrebbero essere piuttosto
pesanti ed aggressivi, orientati verso un mix di metal progressive e death
metal o qualcosa di simile (di sicuro è che sono sempre stati parecchio
apprezzati dai metal-kids). Sapendo ciò è stata grandissima la mia sorpresa
nell'ascoltare un disco assolutamente diverso da quello che mi aspettavo
(a dire il vero trovandomi tra le mani questo cd, la prima cosa che mi
aveva fatto "insospettire" era la copertina, piuttosto tetra e spettrale,
che mi aveva ricordato, per certi versi, quella di "Vemod" degli Anekdoten).
Nelle otto tracce che compondono "Damnation" (tra l'altro di durata appena
superiore ai 40 minuti, come i vecchi LP in vinile), non vi è dunque traccia
di metal di nessun genere. I brani, bellissimi e molto melodici, sono
estremamente calmi e rilassati, dominati da un Mellotron onnipresente
e malinconico a fare da sfondo a chitarre elettriche dal suono caldo e
pulito (tranne in qualche solo) che eseguono arpeggi in puro stile Landberk.
Anche il cantato, pacato e caratterizzato da un timbro un po' asettico,
ricorda da vicino quello dei mitici connazionali e si sposa perfettamente
ad una musica dal feeling tipicamente scandinavo. Insomma, per concludere,
ci troviamo di fronte ad un disco bellissimo, tanto che mi riesce impossibile
sia assegnare la palma di "miglior canzone" sia estrarlo dal mio lettore
cd (non faccio altro che ascoltarlo dall'inizio alla fine da giorni).
In una parola: consigliatissimo! Track list: 1-Window Payne 2- In my Time of Need 3- Death whispered a lullaby 4- Closure 5- Hope Leaves 6- To Rid the Disease 7- Ending Credits (Instrumental) 8- Weakness Musicians: Mikael Akerfeldt:
vocals
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