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Mizukagami same Musea - 2003 |
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Ci risiamo! Di questo passo rischierò di diventare monotono e ripetitivo, ma ancora una volta devo togliermi tanto di cappello di fronte all'ennesima, brillante, eccellente nuova band proposta dalla label francese MUSEA. E' questa la volta dei nipponici MIZUKAGAMI e del loro omonimo album, una prova d'esordio che accontenterà i palati più fini, gli attenti osservatori del movimento progressive che si è sviluppato nel paese del sol levante negli ultimi decenni. Non solo: ascoltando ripetutamente i sei lunghi brani che delineano i contorni di quest'album, si potrà ripercorrere idealmente gli ultimi trentacinque anni di storia del rock progressivo (un termine secondo me quanto mai attuale nonostante l'età), ricollegando in tal senso i primi lavori dei KING CRIMSON alle prove dei CAMEL negli anni settanta e, successivamente, a quella meteora che risponde al nome di ANGLAGARD o, volendo citare ulteriori riferimenti di provenienza orientale, ai lavori degli AUGUST, VERMILION SANDS, CINDERELLA SEARCH o dei più recenti THETA. L'abilità dei MIZUKAGAMI consiste, infatti, nell'aver saputo bilanciare mirabilmente le "nuove" e le "vecchie" sonorità occidentali tanto care ai cultori di questo genere musicale non tralasciando, come accennavo in precedenza, di permeare il tutto con quell'aura di melodicità e misticismo proprie dei gruppi giapponesi. Il risultato (e che risultato!) è a portata di lettore-CD. Ciascun brano regala, ascolto dopo ascolto, nuove sfaccettature che ci trasmettono continue emozioni: delicatissimi passaggi di flauto, arpeggi di chitarra classica di Hackettiana memoria, si sovrappongono ad eterei tappeti di tastiere e di mellotron o si accompagnano a brevi, ma incisivi assolo di chitarra elettrica. Bellissimi, inoltre, alcuni "attacchi" che aprono e fanno successivamente da filo conduttore a temi come "Haru no soro" o "Suzukaze". Altre volte tracce notevolmente più articolate, come l'introduttiva "Sakura" o la successiva "Takamura", sono impreziosite dal timbro vocale di Futaba Tanaami, cantante e flautista del gruppo che pone l'inconfondibile marchio di fabbrica "Made in Japan" ad un album che risulta essere, con il trascorrere dei minuti, perlopiù strumentale. Una menzione particolare spetta alla conclusiva "Yukimushi", una traccia che prenderei a prestito come modello per descrivere sinteticamente cosa intendo per progressive-rock pastoral-sinfonico. Risulta talmente alta la qualità dei 48 minuti registrati in "Mizukagami", che passa sicuramente in secondo piano il piccolo neo costituito dalla media durata di questo CD, tra le altre cose ottimamente interpretato e registrato. Cos'altro aggiungere, se non auspicare una prossima pubblicazione discografica da parte di questo sorprendente quintetto e consigliarvi caldamente (mi pare ovvio a questo punto ...) l'acquisto di questo piccolo capolavoro interpretato da cinque talentuosi musicisti dagli occhi a mandorla? Track list: 1) Sakura 11:19 2) Haru no sono 5:32 3) Suzukaze 7:17 4) Shinato no kaze 5:01 5) Takamura 8:29 6) Yukimushi 10:29 Musicians: Junya Anan
- synths, mellotron, string ensemble, organ, piano, vocoder, japanese
percussion |
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