Xhol

Hau-ruk

Garden of delights - 1971

 

Un gran disco. Non conoscevo gli Xhol ma ne avevo letto come di un gruppo di kraut-rock. Non so come sono gli altri loro dischi (credo a nome xhol caravan) ma Hau-Ruk di kraut ha ben poco ponendosi invece piuttosto come uno splendido esempio di jazz-rock psichedelico post-davisiano; i riferimenti maggiori vanno forse ricercato quindi in area canterburiana essendo la proposta del gruppo avvicinabile certamente a quella dei coevi Soft-machine e Nucleus, nonché del succitato Davis di Agartha e Pangaea. Il gruppo comunque non difetta di originalità ponendosi, rispetto ai riferimenti citati, in un'ottica a mio avviso più lisergica con accenti a volte ipnotici e spettrali. Tre brani per più di un'ora di musica (una è una bonus track), un sax onnipresente ora liquido e meditativo ora più imperioso, una sezione ritmica mai sopra le righe, di impostazione molto jazzata, creativa, le tastiere a legare il suono con il piano elettrico e l'organo a creare accenni quasi orientaleggianti in un contesto molto psichedelico. A tratti sembra proprio di sentire il Corea e il Jarrett del gruppo di Davis. Alto è il coefficiente di improvvisazione ma quasi mai si degenera in derive cacofoniche o caotiche, piuttosto i brani, tra stasi criptiche e melanconiche e crescendo di libera creatività, virano sui toni della trance in un mood tipicamente anni 70. il primo brano inizia lento ed estatico con il sax che volteggia meditabondo tra i tappeti di tastiere e percussioni, per poi aprirsi in un finale in crescendo, il secondo brano ricalca il primo ma a metà compare la voce che si lancia in un blues straziato, inelegante ma coinvolgente. Il terzo brano, la bonus track, è al contempo più aspra, più improvvisata e più jazz nella parte iniziale, poi una parte di flauto (amatissimo dai gruppi tedeschi) con un organo ruggente e un sax più disciplinato. Un gran disco da non perdere per chi ama i riferimenti suddetti.

(Michele Chiusi)