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Taal Skymind Musea - 2003 |
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I TAAL sono un ensamble di 10 musicisti provenienti dalla regione di Poitiers, località della Francia in cui, fin dal 1992, alcuni di loro incominciarono a suonare insieme. Il gruppo transalpino, sempre per merito della MUSEA, giunge alla pubblicazione del secondo album a distanza di tre anni dall'eccellente prova d'esordio "Mister Green" (2000 MUSEA * FGBG 4348.AR). L'inconsueto numero d'elementi che costituiscono i TAAL e la variegata strumentazione esibita, consentono di dar sfogo all'enorme potenziale musicale inciso nelle sei tracce che compongono questo "Skymind". Oltre alla consueta line-up che abitualmente si è abituati ad ascoltare nella maggior parte dei gruppi prog (tastiere, chitarra, basso, batteria e voce), i TAAL arricchiscono d'infinite soluzioni sonore il loro repertorio con l'ausilio di una sezione d'archi e una di fiati. Un particolare tipo di formazione "allargata" che riporta alla mente altri illustri precursori che, alla stregua dei TAAL, annoverano (annoveravano) nelle loro fila folte schiere di musicisti: CENTIPEDE (su tutti!), ARCHIMEDS BADKAR, le varie incarnazioni d'ARJEN ANTHONY LUCASSEN, KORAI OROM, etc. Quanto descritto trova un immediato riscontro all'ascolto dell'album, da cui emergono, in perfetta coesione, le innumerevoli influenze musicali che così bene impreziosiscono gli oltre cinquantacinque minuti di "Skymind": progressive, rock sinfonico, musica balcanica unita ad elementi folk, sperimentali, orientaleggianti o ad altri tipici del movimento Rock-In-Opposition. Il risultato è un disco pregevole, di grande impatto emotivo, la cui originalità non mi permette di descrivere, in maniera agevole, parallelismi con altre formazioni. In generale la musica dei TAAL può essere paragonata ad un caleidoscopio che, di volta in volta, assume nuove configurazioni. "Yellow Garden", ad esempio, brano dall'energico sound in perfetto stile "Lark's Tongue In Aspic", fa da contraltare a "Blind Child", evidenziato da passaggi folk e "bohemienne", quasi fosse scritto a commento di qualche pellicola cinematografica francese. Dotati della stessa carica d'energia, si rivelano "The Purple Queen's Lips" e la successiva "The Egg-Shaped Moon", altri interessanti esempi di connubio tra la dinamicità dei KING CRIMSON o dei BI KYO RAN ed il generoso mix di stili familiari ai fan degli AQSAK (AKSAK) MABOUL. In costante primo piano la lead guitar d'Anthony Gabard e gli insinuanti violini di Founier/Deblonde: sono questi gli strumenti che, più di altri, firmano gli assolo più convincenti prodotti da questa mini-orchestra. Si chiude in bellezza con "Stratus", estesa sintesi di quanto precedentemente ascoltato, in cui echeggiano richiami di space-rock e sonorità mediorientali. Più che una riconferma. Track list: 1) Skymind 9:52 2) Yellow garden 7:17 3) Blind child 6:11 4) The purple queen's lips 9:48 5) The egg-shaped moon 9:07 6) Stratus 13:24 Musicians: Anthony Gabard
- electric & acoustic guitars |
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