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Show Yen same Musea - 2003 |
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L'ennesimo gruppo giapponese scritturato dalla Musea è un trio: Yasushiro Nishio (chitarre), Hiroaki Fujii (basso) e Masanobu Tonomura (batteria), ovvero gli Show-Yen, al debutto con l'album omonimo. Presentato come un concept strumentale, la cui funzione è quella di stimolare ricordi, evocare sensazioni nascoste e muovere l'immaginazione dell'ascoltatore, Show-Yen non è il classico prog album "dagli occhi a mandorla". Il trio di Kyoto, piuttosto abile dal punto di vista esecutivo, ci offre un hard rock di estrazione prettamente progressiva, il quale arrotonda gli spigoli e "nobilita" le proprie origini popolari grazie alla lunga durata, all'esecuzione esperta e impeccabile, alla scelta strumentale e allo sviluppo sistematico di diversi temi. A conti fatti si tratta dunque di una "suite" di 15 brani. Il "totem" dei Rush (quelli di A farewell to kings ed Hemispheres) è presente, ma privo delle divagazioni mitologiche o fantascientifiche; spesso fanno capolino liquide atmosfere pinkfloydiane (vedi i cinque episodi di Asels) e momenti oscuri ed ipnotici debitori dei Black Sabbath e dei Metallica del "Black Album" (vedi Lucifer's child). Forse penalizza il trio l'assenza della capacità di provocare l'ascoltatore, di "punzecchiarlo", di sottolineare alcuni aspetti; tutte cose che, ad esempio, la presenza di un vocalist aiuterebbe a realizzare. In definitiva un album d'esordio discreto, ma privo di sufficiente personalità per poter essere ricordato come una memorabile pubblicazione della Musea. www.show-yen.com Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Donato Zoppo) |
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