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Gordian Knot Emergent Sensory records - 2003 |
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Dopo il promettente album d'esordio omonimo, dei Gordian Knot e del loro deus ex machina Sean Malone si erano un po' perse le tracce. Sean è di fatto l'unico membro stabile del gruppo: attorno a lui ruotano spesso i vecchi compagni dei disciolti Cynic, più qualche ospite di riguardo (ricordiamo nel debutto tra gli altri John Myung e Trey Gunn). Stavolta però l'ottimo stick player ha fatto veramente le cose in grande, assoldando alla batteria Bill Bruford, che suona in tutto il disco, e ospitando in un paio di brani un certo Steve Hackett che si produce in interventi riconoscibilissimi e perfettamente aderenti alle coordinate musicali tracciate da Malone. Il riferimento, stavolta più che mai, sono i King Crimson (tanto per cambiare), e in alcuni casi, vedi Muttersprache, si sfiora quasi il plagio. I KC presi a modello sono quelli della nuova era post Vroom, con qua e la una spruzzatina di Fates Warning, probabilmente dovuta alla presenza di Jim Matheos alla chitarra, sempre riconoscibile e personale. Belle atmosfere e ottimi suoni si intrecciano, è proprio il caso di dirlo, in un'ora di musica totalmente strumentale che raramente annoia; Fischer's Gambit spezza la tensione innescata dai primi due brani (intro escluso), vorticosi e colmi di intrecci solisti, tra i quali, a metà di Muttersprache, quello evidente anche se breve di Hackett: un incedere lento punteggiato dalle chitarre acustiche e sorretto con forza dal solido apporto del basso di Malone. Piccolo capolavoro del disco è la versione live (senza applausi) di Grace, brano per solo stick strutturato a mo di passacaglia (variazioni di un tema su un basso ostinato) che lascia davvero a bocca aperta: si alternano delicati suoni riverberati prima di sfociare nello splendido solo leggermente distorto, debitore del Trey Gunn della parte finale di Deception Of The Thrush, da brividi! La seconda parte del disco comincia da dove era stato interrotto il flusso sonoro: armonie leggere lasciano lo spazio ai crimsoniani incastri ritmici che ben conosciamo e riparte l'ondata di pregevoli soli degli strumenti a corda; Bruford è saltellante e concreto come da copione e le melodie, talvolta epiche, più spesso enigmatiche e circolari si susseguono vorticosamente. Davvero belle Some Brighter Thing, in cui fa capolino anche una parte di tastiere, prodotta con lo stick usando il midi, e Singing Deep Mountain, manifesto del cd, rutilante e ricca di sorprese armoniche e solistiche, con Hackett in grande spolvero in un contesto a lui estraneo, attuale e graffiante. La versione giapponese in mio possesso presenta in coda la bella bonus track Surround Me (non è una cover…) che conferma quanto di buono ci si aspettava dopo un silenzio durato tre anni. Caldamente consigliato. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Giacomo Maida) |
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