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Chaos Code A tapestry of afterthoughts autoproduzione - 1999 |
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L'avventura dei Chaos Code ebbe inizio nel 1993 in quel di Baltimora, sotto il nome The Web, band dedita a coverizzare brani di Marillion, Iq, Genesis e Porcupine Tree. L'attività dal vivo del gruppo continuò regolarmente lungo gli anni, portando a qualche inevitabile cambio di line-up. Nel 1996 iniziarono a comporre materiale originale e, finalmente, nel 1997 furono fondati ufficialmente i Chaos Code. Nell'estate del 1999 diedero il via alle registrazione del loro primo album autoprodotto "A Tapestry of Afterthoughts". In questa prima fatica discografica sono ancora forti le influenze delle succitate band, quindi ci troviamo di fronte ad un prog classico, dalle sonorità moderne, romantico e dal sapore un po' naif. I 7 pezzi sono piuttosto ispirati, arrangiati con gusto, ma l'impressione è che il tutto stenti a decollare. La voce di Cliff Phelps è molto enfatica e ben si presta all'interpretazione di tali composizioni. La buona registrazione permette di apprezzare a pieno la cura riposta negli arrangiamenti, veramente ben fatti. Dopo ripetuti ascolti rimango sempre dell'opinione che si tratta di un discreto esordio, privo di eccessive pretese; il disco scivola via piacevolmente, ma manca di sussulti, di spunti memorabili. (Luca Sorrentino) Track List: 1.The cave; 2.Heights of time; 3.Antidote of entropy; 4.Days of reflection; 5.A silent scream; 6.Gravy Fries; 7.The devil's Trombone. Line-Up: Philip Rous:
bass,guitars,keys; |
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