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Alberto Radius Radius BMG - 1972 |
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Come molti sapranno, Alberto Radius è stato il fondatore e chitarrista della Formula 3, gruppo inizialmente impegnato a supportare Lucio Battisti, il quale ha in seguito prodotto con la sua casa discografica, la Numero Uno, i maggiori successi della band. Questo primo lavoro omonimo di Radius è veramente un bel lavoro di jam session hard-blues, ruvido e graffiante, con sonorità prese a piene mani dall'Hendrix più ispirato e dalle quali si sente come Radius ne sia un fan sfegatato (come la maggior parte dei chitarristi rock del periodo, d'altronde). L'album si configura come una jam sperimentale ed improvvisata registrata in studio in presa diretta con nomi non proprio sconosciuti nell'ambiente... Presente infatti Demetrio Stratos, direttamente proveniente dall'esperienza Ribelli, in un brano, intitolato significativamente "Area", dove suona solo le tastiere, e nel brano "To The Moon I'm Going", dove si sente la sua voce profonda e potente che canta un classico blues da far accapponare la pelle. Presenti anche Giulio Capiozzo e Gianni Dell'Aglio, che con Vince Tempera, odierno direttore d'orchestra di fama festivaliera a Sanremo, avrebbero poi prodotto l'esperimento Il Volo. Nel disco suona anche Franz Di Cioccio, tra i fondatori della PFM, citato con lo pseudonimo di Ciccia. Forse questo "Radius" è un lavoro considerato progressive proprio per la sperimentalità dei giri di blues e dei voli che prendono le melodie di chitarra distorta, come è giusto che sia in un disco di un chitarrista, soprattutto nella title track, in cui le note non ultra-veloci ma ispirate e che colpiscono al cuore denotano l'eccellere nell'esecuzione di Alberto Radius. Unico brano non blues ma molto sperimentale e spiccatamente jazz, quindi più accostabile al prog e che raggiunge quasi gli undici minuti di lunghezza, è "Area", pezzo che vede un Giulio Capiozzo particolarmente in vena, con Radius che accompagna su stupendi contrappunti di basso e sulle tastiere di Stratos per poi scatenarsi in improvvisazioni da brivido particolarmente azzeccate. Completano il disco "Prima e Dopo la Scatola", bel blues con scivolamenti nell'hard rock, dove canta Radius stesso e Di Cioccio si scatena con tempi e controtempi notevoli, e "Il Mio Cane Si Chiama Zenone", ennesimo blues che comincia con le classicissime scale di pianoforte suonato da Vince Tempera, su cui entrano sferzate di chitarra elettrica ad appesantire il suono per continuare in lunghe improvvisazioni intrecciate di piano e chitarra fino alla fine dei quasi sette minuti di durata. In definitiva, un lavoro altamente blues dove la sperimentazione la fa da padrona, forse da non considerarsi progressive nella moderna accezione del termine, ma imperdibile per la presenza degli ospiti citati. Recensione pubblicata sul sito Movimenti Prog (Daniele Cutali) |
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