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Nick 'n Neal Two separate goriallas - Live in Europe Radiant records - 2000 |
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Nick 'n Neal Two separate goriallas - Live in Europe Radiant records Mentre la maggior parte dei gruppi prog pare essersi rassegnata a dedicarsi alla musica solo come hobby (per quanto impegnativo...) e i vari membri hanno tutti un lavoro "serio" che gli garantisce una sicurezza economica, gli Spock's beard sembrano essersi messi in testa di voler vivere a tutti i costi con la loro arte. Per questo motivo fioccano le collaborazioni dei vari membri come session-man (basti pensare ai lavori di Nick D'Virgilio con Genesis e Tears for fears), i progetti solisti (in arrivo quelli di Ryo Okumoto, di D'Virgilio e un terzo di Neal Morse), i super gruppi (Transatlantic) e le numerosissime produzioni a loro nome. Basti dire che dopo Day for night sono usciti, oltre all'ultimo lavoro in studio V, il doppio Live at the Whisky and Nearfest (una sorta di bootleg ufficiale non certo imprescindibile), From the vault (raccolta di demo version e rarità), Don't try this at home (ennesimo live, di un'inutilità quasi assoluta), Don't try this @ home either (seguito del precedente e venduto solo ai concerti), ed infine questo Live in Europe. Si tratta di un doppio live acustico registrato dai soli Neal Morse (voce, chitarra, tastiere) e Nick D'Virgilio (voce, chitarra, percussioni) nel corso di una tournè, condotta in giro per pub in Germania e Olanda, caratterizzata da un tono decisamente goliardico e informale (i 2 dividevano persino la camera d'albergo, da cui il nome scherzoso di Hairy Butt Tour, di cui vi risparmio per decenza la traduzione….). Nei vari concerti, che hanno visto anche la special guest di membri dei Dream Theater, sono stati eseguiti brani degli Spock's e numerose cover (Beatles, U2, Genesis…). Detta così la cosa potrebbe sembrare piuttosto allettante (specialmente per i fan più accaniti…) ed in effetti in gran parte lo è anche se non proprio al 100%. Un primo forte disappunto viene infatti dalla scarsa qualità audio dell'opera, degna più di un bootleg casalingo che di un disco semi-ufficiale (alcuni brani sono presi addirittura da un microfono posizionato in mezzo alla sala). Leggendo le note che accompagnano il booklet scopriamo che l'unico master di buona qualità che esisteva è andato perso via posta e si è deciso quindi di ripiegare su un nastro dalla qualità sonora piuttosto scarsina (un paio di brani suonano completamente distorti) e soprattutto contenente numerosi "bug" (nella fattispecie "salti" di circa un secondo). A parziale giustificazione del gruppo c'è da dire che sulla copertina c'è un banner di avvertimento. Passando ai contenuti le cose iniziano a migliorare. Il variegato e complesso repertorio degli Spock's, imbrigliato nell'inevitabile limitatezza espressiva della dimensione unplugged, assume tuttavia una carica di intimismo e si carica di un fascino di tipo diverso risultando sempre piacevole e, a seconda dei brani, anche sorprendente. Accanto a ballad quali Distance to the sun, June, We all need some light (dal repertorio Transatlantic) che ben si prestano ad essere eseguite in duo, si trovano canzoni decisamente più complesse come The doorway che, incredibilmente riescono ad essere totalmente convincenti anche se realizzate con solo 2 chitarre (pazienza se all'interno di quest'ultima ci viene inserito anche un accenno di Funiculì funiculà…). Qualche brano meno riuscito si trova, intendiamoci, basti ascoltare la bellissima The water, qui ridimensionata sia come durata che come forza emotiva, ma il livello generale si mantiene più che buono. Un po' più controversa la parte dedicata alle cover, la cui qualità risulta piuttosto altalenante. I punti più bassi sono sicuramente rappresentati dalle pessime versioni di Strawberry Fields Forever, straziata vocalmente da uno sguaiato (e ubriaco ?) Mike Portnoy e Carpet Crawlers che mai avremmo voluto sentire inframmezzata da un rutto (proprio così, avete letto bene…). Papa was a rolling stone dei Temptations e Baby O'Riley degli Who rappresentano la scusa per una interessante jam session assieme ad alcuni membri dei Dream Theater (probabilmente i soli Portnoy e Petrucci) ma sono purtroppo quelle penalizzate dalla peggior qualità audio e risultano perciò ben poco godibili. Le cover migliori sono un medley degli U2, In your eyes di Peter Gabriel e We can work it out dei Beatles. In conclusione risulta difficile dare un giudizio definitivo su questo lavoro in cui i punti a favore, rappresentati dalle belle versioni acustiche dei brani di marca Spock's beard, vengono più o meno bilanciati dalla scarsa qualità audio e da un repertorio di cover non tutte all'altezza. Da sottolineare inoltre che l'aspetto goliardico e scherzoso delle performance, probabilmente la cosa più interessante di tutto il tour, sarebbe risultato sicuramente più evidente se fosse stato immortalato su videocassetta piuttosto che registrato su cd: in quel caso forse si sarebbe riso anche noi alle performance vocal-gastro-intestinali di Neal, chissà… Track List:
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