|
|
Netherworld same Musea - 2003 |
|
|
C'è un periodo controverso e per molti versi interessante nella storia del prog, ovvero quella finestra di quattro/cinque anni che va dalla fine degli anni settanta ai primi anni ottanta. In un momento in cui i grandi gruppi erano costretti a giocare sulla difensiva e si celebrava in un certo senso la morte del genere, nuove realtà minori iniziavano il loro cammino percorrendo la strada maestra, non insensibili però ai cambiamenti che si verificavano intorno a loro. È il caso degli statunitensi Netherworld, che nel 1981 pubblicano il loro primo e unico album: l'ottimo "In the Following Half-light". La proposta musicale del gruppo risulta varia e caleidoscopica e proprio per questo estremamente interessante. Già nella gagliarda opener "Too Hard to Forget" si va dagli iniziali riff circolari di synth e chitarra in perfetto stile Marillion e Twelfth Night ante litteram, ai raffinati intrecci vocali dell'inciso che ricordano Gentle Giant e Echolyn. Kansas e Yes (quelli di "Going for the One" per intenderci) fanno invece capolino nella successiva "Son of Sam", grazie anche alla buona tecnica del chitarrista Scott Stacy e al drumming gustoso di Thayne Boldin, vicino per sonorità e intenzione al White di Drama. Non mancano i momenti meno riusciti, come la danzereccia "Maybe if They Burn Me", tutta spinta su una ritmica elettronica cadenzata e su qualche effettaccio di sinth, ma è solo una pausa in vista della volata finale. A partire da "Isle of Man", fino alla stupenda "Sargasso", il quintetto cala i suoi assi, con il piano del talentuoso Randy Wilson che si erge a protagonista incontrastato. L'atmosfera si fa improvvisamente notturna, tra arpeggi di clavicembalo, dodici corde e aperture di mellotron. "Isle of Man" inanella nel finale due gustosi assoli di tastiera e chitarra in perfetto stile "Firth of Fifth", con Stacy ad emulare un Hackett d'annata. "A Matter of Time gode" delle liquide aperture pianistiche di Wilson, ma è con "Sargasso" che l'album raggiunge probabilmente il suo punto più alto: quasi otto minuti pieni di pathos in cui siamo tremendamente vicini (ma non chiedetemi come ci siamo arrivati!) ai Discipline di "Unfold like Staircases" e ai La Rossa di "A Fury of Glass". Notevole la prova vocale di Denny Gorden, intenso ed espressivo, sofferto e teatrale quanto basta nel raccontare la storia di un tragico naufragio metafisico. Da notare che a completare questa ottima ristampa Musea troviamo anche la bella suite strumentale "Cumulo Nimbus", precedentemente disponibile solo sulla compilation del 1992 "Past - Present - Future", in cui la proposta musicale del gruppo si arricchisce a tratti di raffinate sfumature cameristiche. www.netherworldmusic.com Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Paolo Carnelli) |
||