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Gilgamesh Same Virgin - 1974 |
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Tra i migliori esponenti della scuola di Canterbury vanno sicuramente inseriti i Gilgamesh del compianto Alan Gowen. Due soli dischi, più una raccolta di inediti uscita di recente, che dimostrano come il filo rosso esistente tra i vari personaggi che hanno animato questa scena consentisse la nascita di piccoli capolavori praticamente a getto continuo. Il primo omonimo Gilgamesh è un fulgido esempio di coerenza creativa. Canterbury non ancora eccessivamente contaminato dal jazz rock, come accadrà nell'ultima incarnazione dei National Health goweniani. Qui tutti gli elementi sono perfettamente integrati in una alchimia sonora di grandissimo livello tecnico e compositivo. L'album, interamente strumentale, si apre con la lunghissima One End More, brano sincopato che si stempera nel bellissimo finale di World's of Zin dove una eccezionale chitarra (Phil Lee) e il piano di Gowen si incrociano su binari malinconici ed emozionanti. Il pezzo seguente, Lady & Friend, è un breve bozzetto per chitarra e tastiere che solo nel finale accelera dal punto di vista ritmico. È solo il preludio alla schizzata, ma senza esagerare, Notwithstanding dove la componente jazz rock diventa predominante nel pastellato universo canterburiano dei Gilgamesh. Dopo la breve Arriving Twice arriva il crescendo di Island of Rhodes che nelle sue tre sezioni risulta, alla fine, forse un po' dispersiva. For Absent Friend è un altro breve preludio chitarristico alla grandissima We Are All, otto minuti di rara bellezza nei quali al chitarra di Lee e le tastiere di Gowen duettano mirabilmente lungo sentieri soffici e mai invadenti. Grande pezzo. Just C, che chiude l'album, è un brevissimo frammento pianistico di Gowen che poco aggiunge all'impatto generale del disco. Recensione pubblicata su Wonderous Stories (Daniele Prati)
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