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Neal Morse It's not too late Ear Candy records - |
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L'uscita del primo disco solista di Neal Morse, tastierista, cantante e "mente" degli Spock's beard, è stata accompagnata da una serie di polemiche a mio avviso del tutto ingiustificate. In sostanza si contestava al buon Neal di aver prodotto un disco di semplici canzoni pop-rock nel quale il prog di matrice "spocksbeardiana" era relegato solamente nella lunga suite finale che chiudeva l'album. Il bello è che sarebbe bastato leggere, prima di comprare il disco, le dichiarazioni dello stesso Neal per rendersi conto che creare un disco pop-rock era proprio il suo intento (altrimenti avrebbe registrato i pezzi con i suoi compari di "scorribande prog" e non facendo tutto da solo, non vi pare ?). In questo modo si sarebbero evitate le recriminazioni da parte dei "die hard prog fans" delusi a vantaggio dei quali mettiamo quindi bene in chiaro che questo nuovo lavoro del buon Neal è al 100% pop-rock, non essendo presente neanche una suite prog o un minimo richiamo allo stile Spock's beard. Sgombrato il campo da ogni possibile equivoco ci rivolgiamo quindi a quanti, come me, avevano invece ampiamente gradito il precedente lavoro dato che questo It's not too late ne rappresenta l'ideale continuazione. Nel disco sono presenti 13 canzoni composte da Neal negli ultimi 20 anni (la più vecchia risale al 1982) e da lui cantate e interamente suonate se si esclude la collaborazione di Nick D'Virgilio (alla batteria in quasi tutti i pezzi) e qualche altro intervento minore (ad esempio la partecipazione della band nella quale militava Neal negli anni '80 e che suona con lui I am your father). I pezzi si presentano tutti estremamente orecchiabili e di facile presa, come d'altronde quelli del disco precedente del quale condividono spesso e volentieri lo stile: alcuni ritornelli entrano immediatamente in mente e non ne escono più dimostrando le straordinarie doti di songwriter di Morse e mettendo a nudo alcune tra le sue influenze, primi fra tutti i Beatles (primo e mai negato amore di Neal) ma anche probabilmente Bruce Springsteen (basti ascoltare la straziante Broken homes, eseguita solo voce e chitarra acustica). Il disco scorre quindi piacevolissimo tra ballad dolcissime (le splendide Leah e I'm your father, la suddetta Broken homes, o The eyes of the world, dedicata all'amico George Pappanostas, recentemente scomparso), potenziali singoli veramente irresistibili (All the young girls cry, The change), divagazioni nel blues (So long goodbye blues o Ain't seen nothin' like me, il cui testo dimostra ancora una volta il notevole senso dell'humor di Neal) o accenni di jazz (vedi l'improvvisazione pianistica sul finale della title-track durante la quale si sente persino Neal esclamare "erano anni che sognavo di farlo!"). La registrazione e le esecuzioni sono ben curate così come gli arrangiamenti, tutti piuttosto semplici ma di gran classe e che vedono una certa prevalenza del pianoforte sugli altri strumenti (ma nel bellissimo brano che chiude il cd, The wind and the rain, fa la sua comparsa anche il nostro amato mellotron…). Insomma, per concludere, si tratta di un gran bel disco, semplice ma mai banale e che incontrerà sicuramente i favori di chi aveva apprezzato il suo predecessore nonché degli appassionati di progressive open-minded che ogni tanto sentono il bisogno di rilassare il cervello con qualcosa di meno intricato ma non per questo meno intelligente o magari hanno l'esigenza di mettere una musica di sottofondo che possa piacere ai loro amici che probabilmente non sanno neanche cosa sia il progressive (esperimento eseguito personalmente con successo…). Track List:
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