Nathan Mahl

Shadows unbound

Mahl Productions - 2003

 

"The clever use of shadow" è sicuramente il miglior album dei Nathan Mahl, risultando più maturo e sostanzioso rispetto al pur discreto lavoro d'esordio e sicuramente più conciso e focalizzato rispetto alla trilogia "Heretic" che, come già detto nelle relative recensioni, era sicuramente affascinante ma aveva il difetto dell'eccessiva prolissità (sarebbe stata sicuramente molto più apprezzabile se condensata al massimo in un doppio cd...). Questo preambolo per sottolineare come fosse abbastanza strano che "The clever use of shadows" fosse l'unico disco dei Nathan Mahl ad essere andato fuori catalogo. Per quale motivo dunque non era più stato ristampato ? Una rapida ricerca su internet ha fornito qualche notizia, a dire il vero non troppo dettagliata, circa una qualche disputa legale che ha impedito a LeBlanc di ristampare il CD in questione probabilmente dovuta ai numerosi cambi di formazione che i Nathan Mahl hanno subito nel corso della loro lunga storia. Detto ciò appare molto più chiaro per quale motivo in questo nuovo "Shadows unbound", sesto lavoro in studio del prolifico gruppo canadese, appaiano tre tracce che erano già presenti su "The clever use of shadows" (le lunghe suite "Without words", "Beyond the rims of despair", "A call to arms" che già da sole riempiono quasi mezzo dischetto). Fortunatamente i 3 pezzi in questione risultano appetibili anche per chi già possiede l'album originale in quanto sono stati registrati ex novo con l'attuale formazione che in questo disco comprende anche J.P. Ranger, musicista e cantante che militò nella band per un breve periodo successivo alla pubblicazione del primo album. I rimanenti cinque brani che compongono l'album, sempre da notizie trovate in rete, pare risalgano anch'essi al periodo di "The clever use of shadows" ma non vennero registrati all'epoca e sono stati pertanto "riciclati" per questo nuovo CD (della serie "il prog è come il maiale, non si butta via niente"). Che giudizio dare di questa ennesima fatica dei Nathan Mahl ? Di sicuro i musicisti sono tutti di prim'ordine, i brani sono il solito indiavolato e complesso mix di progressive e fusion quasi esclusivamente strumentale e a livello compositivo sono sempre di notevole spessore artistico (alle volte fin troppo cerebrali e di certo non ideali per un ascolto distratto). Cosa c'è che non va allora ? Niente in particolare, non so spiegarvelo... fatto sta che la sensazione prevalente che sento montare in me mentre vado avanti nell'ascolto è quella di una grande, incontenibile noia tanto che devo reprimere l'impulso di levare il dischetto prima della fine dei soliti canonici settanta minuti (ma possibile che al giorno d'oggi quasi nessuno resiste alla tentazione di riempire i Cd fino all'orlo ?). Forse il problema è che la prog-fusion strumentale è già di per se una musica da alka-selzer, se poi parliamo del sesto disco di una band il cui stile non si è poi differenziato più di tanto nel corso degli anni, forse il sopraggiungere di un po' di noia ci sta tutto. Probabilmente è arrivata l'ora per i Nathan Mahl di introdurre qualche elemento di novità nella loro musica, magari ampliando le parti cantate o cercando di renderla comunque un pochettino meno cervellotica. Dovrebbero inoltre capire che il ritmo di un album l'anno è molto difficile da reggere specie se si vuole produrre musica di alta qualità; ovviamente ci sono sempre le eccezioni, basti pensare ai Genesis, agli Yes e agli altri gruppi storici del prog che tenevano, negli anni '70, proprio questo ritmo sfornando capolavori uno dietro l'altro. Ma quelli, si sa, erano altri tempi...

(Paolo Formichetti)

Track List:

1. Without words; 2. Between here and there; 3. Shadows unbound; 4. Funkface; 5. Beyond the rims of despair; 6. Scumsuckinng parasites; 7. Misleading agenda; 8. A call to arms