Everon

Bridge

Mascot Records - 2002

 

Le origini di questa band teutonica risalgono al 1989 quando con l'arrivo del talentuoso polistrumentista OLIVER PHILIPPS si completò il quartetto che all'epoca vedeva alla chitarra RALF JANSSEN sostituito poi dall'attuale ULLI HOEVER. Nella parte iniziale della loro carriera è doveroso segnalare la collaborazione con EROC che ha impreziosito i primi lavori del gruppo con la sua produzione (EROC è il batterista dei mitici connazionali GROBSCHNITT di cui ricordo con piacere l'album ROCKPOMMEL'S LAND del 1977, ed ha inciso anche dei lavori a suo nome guadagnandosi anche una buona reputazione come produttore). Dagli esordi ad oggi la band ha inciso 6 lavori: PARADOXES nel 1993, FLOOD nel 1995, VENUS nel 1997, FANTASMA nel 2000 ed infine l'accoppiata FLESH e BRIDGE nel 2002. Premetto di non conoscere i lavori precedenti quindi la mia opinione sul suono della band deriva unicamente dall'ascolto di questo BRIDGE. Il loro suono e senz'ombra di dubbio molto attuale e tecnologico e si può considerare come una riuscita unione tra i suoni NEW PROG anni 80/90 della scena inglese con alcune soluzione HEAVY PROG SINFONICHE ed in alcuni momenti HEAVY METAL della scena statunitense, non disdegnando alcune soluzione melodiche molto emozionanti che vanno a stemperare i suoni più duri e diretti. Altra particolarità del loro suono e la linearità della loro proposta che pur mantenendosi in territori vagamente progressive non risulta, salvo qualche breve momento, articolata e complessa ma bensì accompagna l'ascoltatore senza impegnarlo più del dovuto in eccessive elucubrazioni sonore (sia ben inteso, non che questa caratteristica rappresenti un difetto, è solo che in questo lavoro ho riscontrato l'alternanza di brani decisamente HEAVY PROG abbastanza monolitici con delle superbe ballate molto melodiche). La durata dei brani è contenuta con un picco massimo dei quasi sette minuti di NOT THIS TIME. Va anche segnalata l'ottima preparazione dei musicisti: in particolare mi hanno colpito parecchio le parti chitarristiche, melodiche e taglienti al tempo stesso. Giusto per fare qualche riferimento ad altri gruppi immaginate di trovare nella musica degli EVERON alcune soluzioni usate dai PALLAS-IQ-ARENA con altre usate dai DREAM THEATER e gruppi simili della scena attuale METAL PROG, SHADOW GALLERY-JOURNEY per alcuni spunti melodici, i SAGA ed infine i grandiosi primi QUEENSRYCHE. Non tutto oro è quel che luccica diceva qualcuno... al termine della descrizione dei brani parlerò anche degli aspetti meno positivi. BRIDGE si apre con il breve BRIDGE THEME che spicca per la sua maestosità con una linea molto melodica che si fonde con la successiva ACROSS THE LAND la quale mantiene alta la carica di adrenalina con parti di chitarra molto dure ma mai fastidiose e controbilanciate da parti di piano molto armoniose che mi ricordano TORI AMOS, quindi con una impostazione pianistica classica in un contesto decisamente rock. L'assolo di chitarra risulta ben eseguito ma nel cliché del genere, il chitarrista avrà modo di mettersi in maggiore evidenza nel prosieguo del lavoro. JULIET ci offre un inizio decisamente più tranquillo, una linea di batteria suonata in modo molto "percussivo" con gli altri strumenti che tessono le loro note senza invadere troppo accompagnano un discreto cantato che di tanto esplode nel ritornello decisamente dai toni più alti. Molto bella la parte centrale più introspettiva con un grande solo di chitarra. Il brano si chiude in maniera epica e solenne. Delle dolci note di chitarra acustica ci portano alla breve TRAVELLING SHOES ballata di antichi sapori che ci mostra il lato più intimista della band. DRIVEN prende spunto dalle note acustiche della precedente "elettrizzando" il tema principale che comunque rimane molto melodico fino a quando i nostri ci danno dimostrazione della loro potenza sonora. I suoni e l'impostazione del brano mi ricordano moltissimo i QUEENSRYCHE, con parti melodiche che si fondono con le sonorità taglienti delle chitarre tipiche dell'HEAVY METAL più intelligente, in questo caso con l'aggiunta delle tastiere (ah!, i cari vecchi tempi metallici...); insomma uno dei brani vertice del lavoro. IF YOU WERE STILL MINE ci trasporta dentro un ipotetico "giardino dei sogni" sonoro, un piano dolcissimo accompagna il cantato, in questo caso molto caloroso, e tutti gli altri strumenti suonati in maniera impeccabile nell'altro brano vertice dell'album. Si stenta a credere che sia la stessa band a suonare: suoni acustici sognanti che si intervallano con parti elettrici cariche di pathos ancora una volta gran assolo di chitarra che mi ricorda sempre più lo stile di NEAL SCHON (JOURNEY-SANTANA BAD ENGLISH e svariati ottimi album solisti), uno dei pochi a saper unire fantastiche melodie con sezioni HARD ROCK molto graffianti. Su ritmi più alti si sviluppa TEN YEARS LATE classico esempio di HEAVY PROG in cui la tecnica non viene lasciata al caso specialmente nell'alternarsi delle parti tastieristiche con quelle di chitarra (nel complesso comunque risulta meno interessante). Torniamo di nuovo ad atmosfere più soffuse con la lunga NOT THIS TIME nella quale ancora grande rilievo viene dato ai suoni acustici di piano e chitarra almeno nella parte iniziale. Poi i suoni si fanno più maestosi ed epici per tornare quindi alle armonie iniziali. Chiude il solito finale in crescendo. Nel complesso un altro brano interessante che mi ricorda gli ultimi DREAM THEATER. La strumentale PUPPET SHOW si discosta da quanto detto finora in quanto ha un approccio iniziale quasi TECNO-PUNK, per poi svilupparsi in svariati intrecci musicali sempre suonati in modo molto potente e ipertecnico. Pezzo da capogiro! Un normale ed anonimo brano rock risulta CAROUSEL almeno nella sua parte iniziale: i suoni tornano poi all'HEAVY PROG senza comunque incuriosire più di molto. Questo è forse uno dei limiti del genere stesso, grande tecnica ma raramente grandi momenti di creatività, che in alcuni casi viene "coperta" dall'alto volume degli strumenti che specialmente nell'impostazione delle tastiere trovano un valido riempitivo. Un'altra apertura armoniosa di piano ci introduce HARBOUR, brano che riporta nuovamente le sonorità su livelli più tranquilli. I suoni poi si avvicinano anche ad alcune melodie tipiche del rock radiofonico statunitense FM (vengono fuori richiami ai JOURNEY degli anni 80/90). Buon brano di rock melodico. La conclusiva BRIDGE ancora con un bel piano in apertura è sorretta anche da dolci note chitarristiche che introducono a sonorità più cupe e misteriose dove la musica e lasciata in lontano sottofondo con la voce che recita alcune strofe fino all'esplodere delle sonorità che crescono all'improvviso per poi tornare al tema iniziale. Il lavoro è terminato, che dire a questo punto ? C'è un qualcosa che non mi convince. Le capacità tecniche sia nell'esecuzione che nella cura dei suoni non si discutono e gli EVERON si dimostrano più che sufficienti anche nella composizione, un po' meno, in alcuni casi, nell'originalità. In ogni caso siamo ben lontani dal capolavoro e non saranno certo un paio di brani ben riusciti o qualche bel frangente acustico a farmi cambiare idea. Ritorno comunque a quanto detto in precedenza: non conoscendo la restante discografia della band le mie impressioni finali non vogliono intaccare l'intera storia artistica della formazione. In definitiva si tratta di un lavoro che fa parte di un certo filone HEAVY PROG MELODICO anche se mi auguro comunque che a rappresentare il genere vi siano anche lavori composti con qualche intuizione artistica in più.

(Paolo Lacqua)

Track List:

1. BRIDGE THEME 2. CROSS THE LAND 3. JULIET 4. TRAVELLING SHOES 5. DRIVEN 6. IF YOU WERE STILL MINE 7. TEN YEARS LATE 8. NOT THIS TIME 9. PUPPET SHOW 10. CAROUSEL 11. HARBOUR 12. BRIDGE

Formazione:

OLIVER PHILIPPS:VOCE/CHITARRA/PIANO/TASTIERE
CHRISTIAN MOOS: BATTERIA
ULLI HOEVER: CHITARRA
SCHYMY: BASSO