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Spock's Beard Snow Insideout - 2002 |
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Fino a qualche anno fa ero uno di quelli per cui dopo i soliti grandi gruppi (vedi YES, GENESIS, RUSH, KING CRIMSON, PINK FLOYD, PFM e via dicendo) vi era solo il vuoto più assoluto o meglio ritenevo che nessuno sarebbe stato in grado di uguagliare quei grandi musicisti. Poi grazie a Dio mi sono accorto che se era vero che i gruppi sopra citati avevano "gettato la semina" era anche vero che i frutti che erano successivamente cresciuti erano succossimi e gustosi. Con gli SPOCK'S BEARD è stato amore a prima vista ed è stato grazie a loro e ai FLOWER KINGS che ho iniziato ad apprezzare le nuove leve degli anni '90 (a seguire sarebbero arrivati anche tutti gli altri, ECHOLYN, PORCUPINE TREE, FINISTERRE...). Le origini della band risalgono all'ormai lontano 1992 quando i nostri si formarono, dopo essersi incontrati in chissà quale jam session, in quel di LOS ANGELES-USA. Consumati ed esperti session-man vantano collaborazioni con gente del calibro di ERIC CLAPTON, GENESIS, TEARS FOR FEARS, PHIL COLLINS, ERIC BURDON, GARY MYRICK (artisti in gran parte non progressive ma comunque di assoluto livello), continuando ancora oggi ad essere richiestissimi. Dal 1992 ad oggi gli Spock's Beard hanno fatto molta strada pubblicando circa 12 album compresi i live. Tra i titoli registrati in studio segnalerei THE LIGHT (95), BEWARE OF DARKNESS (96), THE KINDNESS OF STRANGER (97), DAY FOR NIGHT (99), V (00). Per avere un'idea sul loro suono bisogna miscelare in dosi eguali BEATLES, ELTON JOHN, YES, GENESIS, in alcune soluzione vocali i GENTLE GIANT, il POMP-HARD ROCK unito alle sonorità del new prog anni 80, e per finire una spruzzata di JAZZ…..ah dimenticavo anche qualche gruppo WEST-COSTIANO tipo CLIMAX BLUES BAND, POCO e EAGLES. Ritengo che la band sia un ottimo collante tra il mondo della pop music (quella non usa e getta per intenderci) e quello del progressive che tutti noi amiamo. Inoltre ho avuto la fortuna di assistere ad un loro concerto in quel di TROFARELLO (sembrava quasi di vederli in sala prove talmente era piccolo il locale). Posso garantirvi che hanno una preparazione musicale eccellente, interpretano la musica a 360° passando dalla ballata sdolcinata ad improvvisazioni di stampo sperimentale, inoltre, cosa che non guasta affatto, sono dotati di una grande auto ironia. Oltre a lavori della band sono usciti numerosi album solisti dei suoi componenti: un paio di lavori a nome NEAL MORSE, uno di NICK D'VIRGILIO, e recentemente uno di RYO OKUMOTO. Infine, prima di addentrarci nella recensione del loro ultimo lavoro, non posso non segnalare il mega progetto TRANSATLANTIC che vede uniti a NEAL MORSE gente del calibro di ROINE STOLT (FLOWER KINGS), MIKE PORTNOY (DREAM THEATHER), PETE TREWAVAS (MARILLION) e a nome del quale sono usciti due album in studio ed un live. Eccoci dunque a SNOW, il loro nuovo doppio cd (ne esiste un versione tripla con l'aggiunta di un cd di cover e jam di studio). Dico subito che non si tratta di un capolavoro assoluto ma nemmeno di un "pacco" come qualcuno ha detto; insomma tutto sommato mi è piaciuto parecchio e non fa altro che impreziosire la già valida discografia del gruppo. Il lavoro va catalogato nella lista dei concept-album in quanto tratta la storia di un ragazzo che scopre, dopo tanta sofferenza, di poter aiutare il prossimo con i suoi poteri sensoriali, ritrovando nell'amicizia la forza per uscire fuori dai brutti momenti. I più curiosi e bravi a tradurre potranno sbizzarrirsi con il voluminoso libretto contenuto nell'elegante confezione digipack. Musicalmente non ho riscontrato grosse novità stilistiche rispetto alle ultime prove (quando il livello è alto può risultare difficile superarsi): l'esecuzione strumentale è come al solito vivace e interessante, le prove vocali sia di NEAL che di NICK in alcuni casi sono da applausi a scena aperta. Si parte quindi con MADE ALIVE/OVERTURE un semplice giro di chitarra acustica accompagna la calda voce di NEAL che canta in maniera soffusa fino all'entrata di tutti gli strumenti che donano al brano sonorità molto pompose; già da questo brano capiamo di che pasta sono fatti i nostri… direi semplicemente grandiosi. STRANGER IN STRANGE LAND ha nei primi minuti un sapore acustico/countryeggiante e prosegue poi come una buona rock song (ancora grande la voce consumata di NEAL). Non vi è tregua tra un brano è l'altro: LONG TIME SUFFERING ci offre sonorità decisamente più decise con un ottimo ritornello che entra subito in testa, ancora notevole la parte strumentale che con i suoi sali e scendi ci mostra i vari aspetti della band; i riff di chitarra che accompagnano la sezione ritmica fanno venire in mente i SAGA mentre i cori gli YES degli anni 80 mentre un bel finale acustico conclude l'ottimo brano. Niente di particolare risulta WELCOME TO NYC tranne che per qualche spunto jazzato. Di tutt'altra pasta risulta LOVE BEYOND WORDS, acustica soffusa e sognante; in questi frangenti li trovo impareggiabili e, come dico sempre, da brividi! Il pezzo seguente THE 39TH STREET BLUES ha il classico andamento hardeggiante/orecchiabile tipico di band come i VAN HALEN e simili con la presenza in più di qualche fiato. Sempre su sonorità robuste si apre DEVIL'S GOT MY THROAT per la gioia dei loro fan più orientati verso l'hard rock; ottimi gli assoli tra tastiere e chitarra in pieno stile DEEP PURPLE. Un'impasto vocale alla GENTLE GIANT accompagnato da malinconiche tastiere fa da intro a OPEN WIDE THE FLOOD GATES buon brano dall'andamento melodico molto tranquillo e nulla di più fino al sopraggiungere di un inserto al limite del jazz psichedelico (insomma quasi alla GRATEFUL DEAD) che rende il brano più succoso grazie anche a un'ottimo finale in crescendo. La beatlesiana OPEN THE GATES PART 2 ben figura nella sequenza dei brani. SOLITARY SOUL si apre con delle tastiere suonate in maniera pacata che racchiudono una parte vocale molto emozionante con le voci che si rincorrono e la fanno da padrone (forse esagero, ma solo questo momento vale il costo del cd!); si inserisce quindi la restante strumentazione (mai comunque predominante sulle voci) per arrivare al finale caratterizzato da un assolo da antologia. Insomma uno dei capolavori dell'album. Chiude il primo dischetto WIND AT MY BACK che inizia come una decisa ballata elettroacustica che cresce di intensità col passare dei minuti. Sono ancora in primo piano la voce e i cori (bisogna ammettere che i ragazzi sanno proprio cantare bene... a trovarne così!). Il secondo dischetto si apre con SECOND OVERTURE ultratecnica e hard al punto giusto: il dovuto sfoggio di abilità sturmentale dopo tanta melodia. 4TH OF JULY prosegue sulle stesse coordinate con l'aggiunta del cantato mentre un finale pianistico introduce I'M THE GUY più cadenzata e intrigante (nel suo inizio il suono ricorda certe cose dei primi TOTO); note di piano e tastiere chiudono il brano. REFLECTION non spicca in particolare e si può considerare come una semplice canzone cantata bene. Altro capolavoro risulta CARIE canzone d'amore cantata con molta passione da NICK (da portare come esempio in qualsiasi scuola musicale, della serie come fare un singolo di successo... decisamente un altro vertice del lavoro). LOOKING FOR ANSWERS rialza il tiro, ottimo brano che fa venire in mente solo gli aspetti più positivi di questa nostra vita (e non è poco visto i tempi di tensione in cui stiamo vivendo...). FREAK BOY ancora tagliente e hardeggiante come già abbiamo sentito in precedenza non aggiunge nulla di nuovo a parte il solito toccante inserto vocale che ci porta a ALL IS VANITY brano che contiene alcune notevoli fughe strumentali. I'M DYING viene salvata come al solito da un ottimo cantato molto corale che lo risolleva da una certa piattezza. Qualche attimo di sperimentazione caotica (contestuale probabilmente al tema del disco) ci introduce FREAK BOY PART 2 brano decisamente rock, molto granitico nel suo accompagnamento. Grandi momenti prevalentemente strumentali seguono con l'alternarsi di DEVIL'S GOT MY THROAT-SNOW'S NIGHT OUT-LADIES AND GENTLEMEN, MISTER RYO OKUMOTO……. I WILL GO ci cattura nei suoi meandri lontani e soffusi quasi ci voglia far riposare dopo le sfuriate strumentali precedenti. Chiude l'opera MADE ALIVE AGAIN/WIND AT MY BACK con temi già sentiti qua e là in precedenza. Finale in crescendo per antonomasia. Per concludere SNOW è sicuramente un'opera da valutare nel suo insieme più che nei singoli brani; a volte l'ottimo cantato copre qualche piccolo momento di stanca a livello strumentale ma sono solo piccoli dettagli paragonati allo sforzo compositivo fatto. Va inoltre sottolineato come questo disco rappresenti un punto di svolta per la band in quanto NEAL MORSE ha deciso, subito dopo la sua pubblicazione, di lasciare il gruppo per seguire meglio la sua ispirazione religiosa. I restanti musicisti comunque non hanno intenzione di smettere…(beh lasciatemelo dire sarebbe un insulto alla buona musica). Che aggiungere... tanti anni fa un certo PETER GABRIEL fece lo stesso. Ebbero molta fortuna sia lui che anche il gruppo che avava lasciato. Non posso che augurare lo stesso agli SPOCK'S BEARD e a NEAL MORSE. (Paolo Lacqua) Track List: CD 1 Formazione: NEAL MORSE/VOCE-PIANO-SYNTH-CHITARRA Musicisti ospiti: CHRIS CARMICHAEL/VIOLINO-VIOLA-CELLO
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