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Psychonoesis Same Rock Revelation - 2001 |
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Si parla molto bene di questi Psichonoesis e in parte a ragione. La prima parte del cd è molto bella, un'efficace sintesi tra un caratteristico pigro roteare tipico di un certo post-rock in chiave jazzata e sovrastrutturazioni più propriamente progressive, con il valore aggiunto di una tromba che, oscillando tra Miles Davis e Mark Isham, costituisce il focus emozionale dell' intero lavoro. Il tutto si concretizza in brani, tutti strumentali, che hanno contemporaneamente un che di sfuggevole, astratto, esistenziale ma anche di immediato e concreto, che uniscono grande feeling e l'estetismo delle strutture complesse. Forma e sostanza. Forma è sostanza. I primi brani lasciano addirittura interdetti perchè pregni di forza estetica ed evocativa, nell'estrinsecarsi e nell'avvilupparsi dei temi si è conquistati dalla stringente logica e dalla immanente tensione che si sprigiona dai solchi. Passaggi degni del miglior jazz rock, molto bilanciati sia nei fraseggi chitarristici che fiatistici, ottimi e mai scontati i cambi di tempo e d'atmosfera, a tratti la chitarra adirrittura frippeggia mentre in altre circostanze mi vengono in mente i francesi Edhel (ma con maggior talento). La seconda parte del cd è più deludente, il gioco comincia ad apparire un po' monotono e si fa strada l'impressione di una muzak jazz-progressiva, la tromba si erge sempre lirica e imperiosa ma l'effetto dei primi brani è già perso e dopo un brano costituito da silenzio (forse pensano di essere originali con queste idiozie) arrivamo all' ultimo brano, che, triste e malinconico, chiude finalmente in crescendo il disco. Che dire, un buon prodotto per palati raffinati, che a tratti mostra un pò la corda ma che alla fine convince. Attendiamo il gruppo ad una seconda prova. 1. L'ULTIMO: DISTACCO 2. SALSA DI CAPRI A MERENDE 3. BRUCO ESCI DAL BUCO 4. FARFALLA 5. FENICE 6. RISO AMARO 7. MARACAIBO 8. RITORNO E ANDATA 9. (TITOLO MATEMATICO ) 10. SECONDO TIA La seguente recensione è stata pubblicata su Wonderous Stories: Gli Psychonoesis sono un giovane gruppo milanese dalle potenzialità enormi, qui al loro esordio discografico. Il loro è un suono complesso e al contempo rarefatto, fatto di incroci di chitarre e trombe notturne. Difficile stabilire un nesso con un gruppo progressivo conosciuto per facilitare la comprensione di questa recensione: azzardando potremmo parlare di una versione updated degli Henry Cow, privati dei loro eccessi schizoidi, ma l'idea rimarrebbe comunque molto vaga. Alcuni episodi dell'album dimostrano che il gruppo (due chitarre, tromba, basso e batteria elettrificata) non è ancora giunto al giusto grado di maturazione. Ci sono momenti nei quali servirebbe agli Psychonoesis un buon produttore in grado di incanalare il mare di idee che frulla nella loro testa. Un difetto, quello di infilare troppe idee in pochissimo tempo, certamente limabile con l'esperienza. Quando il gruppo si affranca da questo vizio e lascia fluire il suono calmo e rilassato, i risultati sono eclatanti. Si prenda ad esempio l'opener "L'ultimo distacco", brano da brividi in cui tutti gli elementi sono al loro posto. Dopo un esordio molto mainstream prog, con la pubblicazione della doppia raccolta dei Cast, la giovanissima etichetta Rock Revelation ci spiazza con un prodotto non facile ma ricchissimo di spunti interessanti. Gli Psychonoesis sono la migliore rivelazione progressiva italiana di questo inizio secolo. Diamogli fiducia. (Daniele Prati) |
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