Kansas

In the spirit of things

Mca Records - 1988

 

La formazione statunitense dei KANSAS ha senza ombra di dubbio scritto numerose pagine memorabili nel panorama musicale mondiale sia nei ormai lontani anni '70 che ai giorni nostri (è di queste settimane infatti la pubblicazione di un doppio cd live d'ottimo livello a detta di chi l'ha ascoltato). Per andare a trovare le origini della formazione bisogna tornare alla fine del 1969 quando PHIL EHART e KERRY LIVGREN gettarono i primi semi del progetto KANSAS e per gli amanti delle curiosità e da segnalare (sempre secondo la varie leggende che circolano negli ambienti musicali) che un primo nucleo embrionale della band fece da supporto all'ultimo concerto dei californiani DOORS (con JIM MORRISON alla voce) alla fine degli anni '70. Dopo qualche anno di continui cambi di formazioni e gruppi paralleli la formazione si delineò in quella che, a livello temporale, durò più di tutte le altre vale a dire: STEVE WALSH-KERRY LIVGREN-PHIL EHART-ROBBY STEINHARDT-DAVE HOPE-RICHARD WILLIAMS musicisti che, grazie alla grande abilità tecnica e agli ottimi pezzi scritti, suscitarono l'interessamento del discografico DON KIRSHNER del giro della CBS fino a giungere, nel 1974, alla pubblicazione dell'omonimo ottimo album d'esordio. Negli anni a seguire la band ha consegnato alla storia pietre miliari come: SONG FOR AMERICA (75) - LEFTOVERTURE (76) - POINT OF KNOW RETURN (77) - MONOLITH (79). Con gli altri lavori, sempre molto validi ma che rimangono leggermente inferiori, si arriva ad un totale, live compresi, di 18 dischi pubblicati fino ai giorni nostri. Per avere un'idea della musica dei KANSAS bisogna senza dubbio riferirsi alla scena PROG-ROMANTICA inglese degli anni '70 e alle radici rock-blues-country-folk del loro paese. Numerose sono le suite sparse nei vari lavori, sempre suonate con una grandissima tecnica mai fine a se stessa in quanto una delle caratteristiche della band è quella di aver sempre dato molto importanza alla melodia e alle ballate (Lonely wind contenuta sul primo lavoro, Dust in the wind su POINT OF KNOW RETURN e The wall da LEFTOVERTURE sono i pezzi che più mi hanno emozionato). Altra caratteristica del suono KANSAS è la presenza stabile del violino che conferisce grande calore ai pezzi e che, sommato alla grande voce di STEVE WALSH, li rende unici e personali (i nordici ZELLO ne sanno qualcosa...). Infine voglio segnalare quella che forse è una mia impressione: ascoltando la musica del gruppo ho come l'impressione che l'elemento religioso e spirituale sia molto importante nelle scelte della band. Gli anni passano le prime incomprensioni e gelosie sopraggiungono portando a diversi cambi di formazione (KERRY LIVGREN pubblico numerosi lavori da solista e anche STEVE WALSH con gli STREETS incise un paio di lavori nonchè uno anche da solista) e, quando molti li davano già per spacciati, pubblicarono il loro capolavoro degli anni '80, questo IN THE SPIRIT OF THINGS caratterizzato dalla preziosissima presenza di STEVE MORSE, uno dei più intelligenti guitar heroes di quegli anni (di provenienza DIXIE DREGS) L'album in questione è molto curato sia nelle composizioni che nei suoni grazie anche al grande BOB EZRIN (uno dei produttori di THE WALL di floydiana memoria). Si tratta di un concept album che narra la storia di una piccola cittadina del KANSAS, NEOSHO FALLS, che rimase disabitata a seguito di una innondazione nel 1951. Il protagonista ritornando sul posto dopo diversi anni aiutato dalle fotografie ancora presenti nelle abitazioni e dalla sua immaginazione ripercorre la vita dei personaggi che abitarono quella sfortunata cittadina. Musicalmente il lavoro si può considerare come un'ottima unione tra il vecchio suono dei KANSAS e le nuove (almeno per l'epoca in cui uscì il lavoro) sonorità rock FM che conferivano una nuova freschezza al suono della band. I brani sono più corti che in passato ma non certo meno interessanti. Il primo pezzo, GHOST, è già un capolavoro e ci introduce, dopo qualche rintocco di campane in lontananza, piano piano all'interno del concept con la grande voce di STEVE WALSH accompagnata da poche tastiere a regalare fortissime emozioni. È un lento crescere fino a quanto la band subentra in tutta la sua imponenza mettendo in grande evidenza la pregevole chitarra di STEVE MORSE che da un sapore più rock alla band. Con ONE BIG SKY il ritmo si eleva e sono sempre le chitarre a farla da padrone con STEVE WALSH aiutato in questo caso da un coro che conferisce molta potenza e trasporto nelle parti cantate (altro grande pezzo che io trovo molto personale). Dei piccoli rintocchi di tastiere ci introducono a INSIDE OF ME dove inizialmente gli strumenti accompagnano in maniera soffusa l'ennesima grande prova vocale di WALSH che, come nel pezzo precedente, e aiutato da un coro e da un pregevole assolo di MORSE. ONE MAN, ONE HEART è il pezzo più radiofonico del lavoro: non è un capolavoro ma si lascia ascoltare (oro colato rispetto a certe porcherie che giravano a quell'epoca). Con HOUSE ON FIRE si tocca il vertice di durezza del lavoro: MORSE lo introduce con uno strano assolo per poi condurlo egregiamente (sicuramente uno dei momenti più trascinanti dei loro concerti). Chiude la prima facciata (e già, ho ancora la copia in vinile!) ONCE IN A LIFETIME ottima ballata molto simile a quelle scritte degli anni '70. Altro momento orecchiabile/radiofonico è STAND BESIDE ME, più in linea con la produzione degli STREETS che con quella dei KANSAS e che comunque mi piace di più di ONE MAN, ONE HEART. È con I COUNTED ON LOVE che iniziamo ad entrare nella parte più interessante del lavoro in quanto il suono richiama i vecchi KANSAS ma con suoni moderni mentre è con THE PREACHER che la band da lezioni di come vada suonato e cantato un brano rock grazie ad un ottimo riff chitarristico che insieme all'organo accompagna la solita grande voce di WALSH qui in chiave soul-gospel. A seguire, neanche a dirlo, arriva puntuale un assolo da applausi di MORSE (pensate al "povero" WILLIAMS che fatica avrà dovuto fare per fare accorgere qualcuno che suona anche lui sul lavoro). Arriviamo quindi a quella che definisco la trilogia finale. RAINMAKER, impregnata di malinconia ci fa riflettere sul nostro tempo passato e sul tema dell'album con il coro che dona molta ariosità al suono. Il cantato è molto recitativo quasi teatrale mentre la parte centrale del brano sembra uscire da qualche colonna sonora con tutti i musicisti al servizio dell'atmosfera misteriosa fino quando decidono di far vedere quanto sono bravi: da urlo! Chiude un'insieme corale da applausi. T.O WITCHER dimostra che per essere bravi non basta inondare l'ascoltatore di note ma va esibito anche il cuore e in questo caso MORSE ci abbaglia con una breve ma intensissima parentesi acustica degna della migliore scuola statunitense; per quanto mi riguarda uno dei pezzi più coinvolgenti che abbia mai ascoltato. Chiude il lavoro BELLS OF SAINT JAMES con le tastiere e la chitarra suonati quasi in silenzio che introducono un'altra grande prova della band nella quale è più evidente il legame col loro passato artistico. I suoni del pezzo , alternandosi con momenti più corali, conferiscono in alcuni momenti all'ascoltatore un forte senso di mistero legato probabilmente alla storia del concept. Ottima chiusura per quella che è sicuramente un'altra gemma dei tanto criticati anni '80, un lavoro a suo modo epocale. Una piccola nota di chiusura, malgrado l'ottimo contenuto artistico e gli ottimi concerti con i BLUE OYSTER CULT le vendite del lavoro non soddisfarono i "signori" della Mca records e il gruppo non vide rinnovato il proprio contratto…….strana la vita. Dovettero aspettare 4 anni per incidere di nuovo. Alla prossima.

(Paolo Lacqua)

Track List:

1. GHOSTS; 2. ONE BIG SKY; 3. INSIDE OF ME; 4. ONE MAN, ONE HEART; 5. HOUSE ON FIRE; 6. ONCE IN A LIFETIME; 7. STAND BESIDE ME; 8. I COUNTED ON LOVE; 9. THE PREACHER; 10. RAINMAKER; 11. T.O. WITCHER; 12. BELLS OF SAINT JAMES

Formazione:

STEVE WALSH: VOCE-TASTIERE
BILLY GREER: BASSO
STEVE MORSE:CHITARRA-VOCE
PHIL EHART: BATTERIA
RICHARD WILLIAMS: CHITARRA

Musicisti ospiti:

GREG ROBERT: TASTIERE
RICKY KELLER: PERCUSSIONI-TASTIERE
STEPHEN CROES: SYNCLAVIER
TERRY BROCK: VOCE
JOHN PIERCE: BASSO FRESTLESS
BOB EZRIN: PERCUSSIONI