|
|
Rush Signals Mercury-Polygram - 1982 |
|
|
A mio giudizio la decade degli anni '80 ha visto, dal punto di vista musicale, la grossa industria discografica che spingeva per il nuovo a tutti i costi proponendo prodotti di poco spessore nascosti dietro la parvenza di suoni nuovi e nuovi musicisti (o pseudo tali). In pratica si tentò di cambiare l'ideologia musicale dominante nella decade precedente favorendo l'essere in senso d'apparenza all'essere in senso artistico (grazie a Dio questo proposito non è riuscito alla perfezione). Di contro c'è da sottolineare che proprio negli anni '80 nacquero suoni e musicisti molto importanti (ricordo sempre con piacere alcune soluzioni sonore della New Wave) che contribuirono all'evoluzione musicale e che regalarono lavori di tutto rispetto (sia da parte di nuovi artisti, ma anche da artisti già affermatissimi). Forse pensandoci meglio tutto questo discorso viene regolarmente fuori ad ogni passaggio generazionale ma lasciamo ai posteri l'ardua sentenza. Signals si può tranquillamente inserire nella lista di quegli album rappresentativi di un'epoca, un lavoro che come importanza va al di là della discografia stessa dei Rush. Certi titoli come 2112-HEMISPHERES-A FAREWELL TO KINGS-PERMANENT WAVES e MOVING PICTURES basterebbero per far vivere di rendita monetaria/artistica qualsiasi altra band, ma non è stato così per i Rush che nei primi anni '80 furono in grado di reinventarsi mantenendo alta la loro dignità artistica. Entriamo più nel dettaglio del lavoro: il brano d'apertura SUBDIVISIONS colpisce subito per la "muraglia di tastiere" che investono l'ascoltatore; GEDDY LEE si dimostra abilissimo a creare delle ottime tessiture d'accompagnamento, che oramai fanno parte in maniera essenziale dei pezzi andandosi a fondere perfettamente con gli altri strumenti che non da meno (NEIL PEART e la sua batteria) sono sempre presenti in maniera notevole (ALEX LIFESON appare più nascosto ma il suo lavoro rimane importantissimo specialmente nell'assolo di chitarra): insomma un classico brano di rock/progressive. Con THE ANALOG KID siamo di nuovo di fronte ad un altro grande brano: inizio con chitarra-basso-batteria che girano a mille fino a quando in nostri ci regalano un'apertura melodica da brividi sorretta da un tappeto di tastiere fino ad arrivare ad un pungente assolo di ALEX LIFESON (questo brano risultò essere uno dei migliori nel tributo ai RUSH "WORKING MAN" uscito su MAGNA CARTA nel 1996). CHEMISTRY colpisce ancora... un'intro spaziale con un'ottimo lavoro di chitarra ci introduce ad un brano con vaghe tinte reggae-rock intervallato e variato da sonorità molto tastieristiche (vi è anche una vaga somiglianza con certe composizioni dei POLICE). La somiglianza al gruppo prima accennato viene fuori più chiaramente in DIGITAL MAN (protremmo quasi definirlo come un brano di prog/reggae/rock). I RUSH in questo loro nuovo corso hanno dato grande importanza alla cura dei suoni che uniti a composizioni più schematiche donano all'ascoltatore un senso di novità; i brani rimangono comunque sempre molto vari ed articolati e potremmo quasi definirli delle piccole suite condensate in pochi minuti. Il brano THE WEAPON rappresenta la quint'essenza del loro nuovo corso musicale: un pezzo molto orecchiabile a tratti quasi ballabile ma suonato in maniera perfetta (della serie o lo ami o lo odi); circa a metà brano i nostri ci traghettano nello spazio con sonorità molto vicine ai PINK FLOYD, e ALEX LIFESON cesella un altro grande assolo di chitarra; il brano sfuma poi in maniera soffusa (ah, se tutti i gruppi rock suonassero con questa intelligenza). Personalmente mi colpisce meno NEW WORLD MAN, brano dalle forti tinte reggae, intervallato da parti rock più tirate, molto adatto a vari passaggi radiofonici. Arriviamo così a quello che è per il sottoscritto il momento più emozionante del lavoro: LOSING IT, la composizione che riprende il loro passato in maniera più marcata. Inizio in stile prog romantico inglese (molto vicino ai GENESIS periodo A Trick of the Tail/Wind and Wuthering) con la preziosa presenza del violino di BEN MINK. E' un lento crescere fino a quando GEDDY LEE canta le ultime strofe…"The bell tolls for thee……" da questo momento "l'orchestra RUSH" decolla nell'universo sonoro: fuga di violino con tutti gli altri strumenti che si intrecciano e si rincorrono in ritmiche molto tecniche ma anche molto calde (forse uno dei momenti più grandi dei RUSH): ancora da brividi! Chiude il lavoro COUNTDOWN brano dedicato al primo lancio dello SHUTTLE e ai suoi astronauti (il gruppo era stato invitato alla base NASA per assistere alla partenza dell'astronave); sembra che la band voglia finire da dove ha cominciato il lavoro con sonorità molto simili al brano d'apertura molte tastiere e cura praticamente maniacale per i suoni che risultano perfetti per la struttura roccheggiante del brano. I nostri ci regalano altre grandi emozioni. In sintesi questo lavoro si può considerare come una gemma degli anni '80. L'astronave "SIGNALS" sta passando... cerchiamo di non perderla in quanto si rischierebbe di prenderne altre inutili. (Paolo Lacqua) Track List: 1. SUBDIVISIONS; 2. THE ANALOG KID; 3. CHEMISTRY; 4. DIGITAL MAN; 5. THE WEAPON; 6. NEW WORLD MAN; 7. LOSING IT; 8. COUNTDOWN Formazione: GEDDY LEE:
VOCE/BASSO/TASTIERE/SYNTH
|
||