Quidam

The time beneath the sky

Musea - 2002

 

A tre anni di distanza dalla pubblicazione di "Baja prog - Live in Mexico '99", uno dei più coinvolgenti live-album che mi sia capitato di ascoltare nell'ultimo quinquennio, m'immergo con estremo piacere ed una buona dose di curiosità all'ascolto di questo nuovo "The time beneath the sky". Questo terzo album registrato in studio dai QUIDAM vede pressoché inalterato il sestetto presente nelle precedenti opere, formazione che, nell'attuale panorama progressive polacco, si pone come una delle migliori espressioni di questo genere musicale, sullo stesso piano di band quali ABRAXAS, ANNALIST, COLLAGE, LIZARD e MILLENIUM. Rispetto all'omonimo album d'esordio (1996 - ARS MUNDI * AMS 005 R), al successivo "Snj aniolow" (1998 - MUSEA * FGBG 4256.AR) od al già menzionato live (1999 - MUSEA * FGBG 4321.AR) i QUIDAM presentano un lavoro più meditativo, permeato di sonorità folk, che conserva in ogni modo intatte le principali caratteristiche tipiche del loro sound, sulle quali svetta la mirabile, cristallina voce di Emila Derkowska. Già dalle prime note di "Letter from the desert I" si percepiscono chiare influenze folk-orientaleggianti che riportano la mente, in modo particolare durante le sequenze in cui il flauto si erge a ruolo di assoluto protagonista, alle sonorità di "casa SOLARIS". "Still waiting" si può considerare una sorta di appendice al titolo d'apertura, mentre dolce e dirompente è l'introduzione di "No quarter". Infatti così come proposto nel concerto registrato dal vivo in Messico, i QUIDAM si cimentano (e con quale risultato!) con un brano appartenente al repertorio di un'altra band icona della musica rock: i LED ZEPPELIN. La cover, magistralmente interpretata, è un viaggio di circa nove minuti indietro nel tempo, alla riscoperta di "quella musica" che tante emozioni e sensazioni seppe trasmettere. "New name" è il brano-canzone (senza infamia e senza lode) cui fa seguito "Kozolec", breve traccia in perfetto stile prog-folk che pone in risalto le doti canori di Emila e deliziosi assoli di flauto. Si giunge quindi al piatto forte di quest'album: la suite "The time beneath the sky", divisa lungo cinque brani attraverso cui il gruppo polacco fornisce un saggio della maturità raggiunta. Le sonorità presenti in "Credo I & II" convergono concretamente verso un modello di tipo progressive pastoral-sinfonico, eccellente scorribanda compiuta tra gli spartiti di CAMEL, PINK FLOYD e VERMILION SAND. La dolce "You are (in the labyrinth of thoughts)" introduce il momento topico dell'album, la lunga strumentale "Quimpromptu", un puzzle musicale composto da tasselli di AGITATION FREE, QUINTESSENCE ed ancora CAMEL (ricordate l'assolo di Andy Latimer in "Ice"?): da ascoltare e riascoltare per scoprire sempre nuove sfaccettature! L'album si chiude con "(Everything has its own) Time beneath the sky", un accattivante brano che nella struttura e nella sua semplicità racchiude, forse, il segreto del successo della musica dei QUIDAM. In definitiva un album che giudico eccellente, ottimamente prodotto e registrato.

(Luciano Costarella)

Track list:

1) Letter from the desert I 6:08 2) Still waiting (Letter from the desert II) 4:50 3) No quarter 11:50 4) New name 4:56 5) Kozolec (For Agape) 5:05 The time beneath the sky 6) Credo I 8:07 7) Credo II 5:13 8) You are (in the labyrinth of thoughts) 4:40 9) Quimpromptu 9:37 10) (Everything has its own) Time beneath the sky 4:15

Formazione:

Emila Derkowska - vocals, backing vocals, cello, acoustic guitar
Zbyszek Florek - keyboards
Maciek Meller - guitars
Rafal Jermakow - drums, percussion
Radek Scholl - bass guitar
Jacek Zasada - flutes, keyboards