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Echolyn Mei Velveteen Records - 2002 |
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Parlare del ritorno discografico degli Statunitensi ECHOLYN, e più in generale di gruppi con la loro filosofia musicale, mi riempie sempre di molta gioia in quanto parecchie volte mi capita di notare come molti artisti vivano in mondi musicali separati che difficilmente comunicano tra loro andando a creare dei compartimenti stagni che rischiano solo di creare una forte ripetitività (e inutilità) nella loro musica: fortunatamente questo problema gli ECHOLYN non lo hanno mai avuto e ci hanno sempre donato prodotti di puro progressive, inteso come il risultato dell'unione di differenti generi musicali da cui scaturisce un suono nuovo dove le differenti origini musicali non si ascoltano distintamente ma bensì amalgamate omogeneamente tra di loro. Personalmente inserisco la band nella lista delle mie preferite degli unltimi 10 anni in compagnia di FLOWER KINGS, SPOCK'S BEARD, TRANSATLANTIC e PORCUPINE TREE (per quanto riguarda i gruppi stranieri). Le origini degli ECHOLYN risalgono a metà anni 80 quando in Virginia iniziarono a muovere i primi passi guadagnandosi subito tantissimi consensi artistici non solo negli States. Fino ad oggi hanno inciso 9 lavori (ho incluso anche raccolte e live) tra cui il notevole SUFFOCATING THE BLOOM del 1992, oltre a sviluppare un cospicuo numero di progetti parealleli tra i quali i FINNEUS GAUGE (con CHRIS BUZBY) i GREY EYE GLANCES (con BRETT KULL e PAUL RAMSEY), gli STILL-ALWAYS ALMOST (con RAY WESTON, RAMSEY e KULL). Ma passiamo a questo MEI, album composto da un'unica suite omonima della durata di quasi 50 minuti (fra i pezzi più lunghi che abbia mai ascoltato). A quanto pare le mega composizioni vanno molto di moda da qualche anno a questa parte (vedi i gruppi sopra citati) e se questo da una parte mi rende molto felice, dall'altra mi preoccupa un pochino in quanto ritengo che se un gruppo fa nascere spontaneamente lunghe composizioni quasi di sicuro ci troveremo di fronte al cosiddetto "capolavoro" in caso contrario solamente ad un lungo pezzo noioso tirato alle lunghe giusto per far minuti. Non è il caso degli ECHOLYN che ci donano se non un capolavoro, qualcosa di molto vicino a questo concetto. L'inizio è soffuso, con strumenti ad archi con suoni evocativi di composizioni classiche e rilassanti e la voce ed gli altri strumenti che entrano uno ad uno (sembra di ascoltare un'opera di stampo classico). Dopo 5 minuti compaiono le tastiere e la chitarra inizia la magia... da brividi. Il pezzo inizia ad assumere più consistenza e tutti e quattro gli strumenti girano a mille; il gusto e la tecnica dei musicisti vengono fuori senza problemi a tratti sconfinando nel rock più pesante (somiglianze con i DREAM THEATER più tranquilli) senza però esagerare in quanto il suono melodico e classicheggiante ha sempre la prevalenza (per qualche minuto i suoni mi fanno venire in mente quelli del PAT METHENY GROUP). Dopo circa un quarto d'ora si ascolta un grande passaggio tecnico con i quattro strumenti che si rubano spazio a vicenda e si fa notare in particolare un breve assolo di tastiere con dei suoni molto sperimentali (vengono fuori alcune somiglianze con i grandi YES ma anche il jazz rock canterburiano, stile HATFIELD AND THE NORTH e simili, viene chiamato in causa per qualche momento). La composizione nel frattempo fila via arrivando a metà della sua durata con il tema principale che di tanto in tanto si ripete anche con qualche eco degli ultimi MARILLION (ampiamente rivalutati dal sottoscritto). Andando a cercare il classico pelo nell'uovo l'unico difetto che trovo a MEI sta in una certa linearità sonora che di tanto in tanto viene fuori ma è solo questione d'attimi. Intorno al 34° minuto un gran piano sorregge un cantato di nuovo da grandi emozioni (scuola SPOCK'S BEARD) che conferma il grande feeling che questi quattro ragazzi mettono nel loro modo di suonare. La band da questo punto inizia a decollare su sonorità più roccheggianti. Più ascolto il lavoro e più mi rendo conto che non c'e un musicista che si metta in evidenza più degli altri e questo rende l'opera molto di "gruppo", veramente un bellissimo esempio di coesione artistica, dove la grande tecnica viene messa al servizio di un ascolto mai impegnativo o noioso. Complimenti ragazzi! Inoltre al di là delle similitudini con altri gruppi, indicate giusto per far capire le sonorità, noto una buona originalità nella loro proposta musicale. Arriviamo alla fine del cd con un bellissimo quanto semplice giro di chitarra che accompagna il cantato. Il gruppo ci saluta quasi come se fossimo intorno ad un fuoco dopo una bella serata passata con gli amici più cari. Posso tranquillamente affermare che gruppi come questi ECHOLYN fanno molto bene alla nostra musica ed alle nostre anime sognanti. Alla prossima. (Paolo Laqua) Track List: 1. Mei Formazione: CHRISTOPHER
BUZBY: TASTIERE-VOCE Musicisti ospiti: SARAH GREEN:
FLAUTO
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