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Akasha Same Ad perpetuam memoriam - 1976 |
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L'etichetta svedese AD PERPETUAM MEMORIAM ("Label dedicata ai suoni da tempo dimenticati") ha costituito per alcuni anni un preciso punto di riferimento per gli appassionati di rock progressivo alla costante ricerca di pubblicazioni da sempre oggetto di culto, fuggevolmente presenti nelle convention tenute dai collezionisti od elencate in want-list a cifre a dir poco proibitive. Doppio è il merito di chi, come nel caso di Ulf S. Danielsson, fondatore e curatore della succitata etichetta, ha compiuto una sorta di ripescaggio archeologico, cui ha fatto seguito la capillare diffusione dei titoli ristampati, che ha prodotto un effetto calmierante ai fini del loro acquisto. I norvegesi AKASHA pubblicarono il loro unico ed omonimo disco nel 1977 su etichetta BAT RECORDS (BATLP 0002), registrando le otto tracce che compongono l'album utilizzando un registratore TEAC a 4 piste. Tale povertà di mezzi è ancora riscontrabile ascoltando l'edizione digitale che, seppur curata, evidenzia ahimè la produzione amatoriale ed "home-made" della musica incisa dagli AKASHA. Nonostante ciò, per quanti fossero musicalmente cresciuti a pane e vinile (come il Vostro recensore), tale pecca non influenzerà minimamente il giudizio finale che, non dubito, sarà certamente positivo. Amanti del progressive sinfonico anni '70, cultori dello space-rock, nostalgici di oscilloscopi ed effetti elettronici, non indugiate: questo è un disco che fa per Voi. Già dalle note introduttive della lunga "Isle Of Kawi" sarete in grado di apprezzare la proposta musicale di questo effimero combo nordico, che può essere considerato uno dei precursori di band del calibro dei LANDBERK o dei SINKADUS. L'uso sapiente del mellotron, del moog e del synth crea una sorta di parallelismo con alcuni brani presenti nei primi due album degli AGITATION FREE o con le parti più melodiche (tappeto di tastiere + arpeggio di chitarra) dei KING CRIMSON prima edizione (fino a "Red" incluso, tanto per intenderci). A tal proposito ascoltate attentamente "Death Hymn" o la parte conclusiva della successiva "Light And Darkness", dove i mellotron in azione diventano addirittura due (a tal riguardo può essere d'aiuto citare i teutonici SPEKTAKEL quale termine di paragone). Inoltre ritengo doveroso segnalare altri due bei pezzi: "Bondage" e la breve quanto deliziosa "The Trip". Se a questo punto della recensione vi fossero ancora dubbi in merito all'acquisto del CD, ribadisco che "Akasha" è un eccellente disco decisamente "keyboard-oriented", contraddistinto da quella particolare vena malinconica propria di molte formazioni scandinave, tanto da figurare, quasi regolarmente, nelle numerose pagine Web che selezionano i migliori "mellotron-album" nell'ambito del filone del rock progressivo. Track List: 1) Isle Of Kawi 11:05; 2) Bondage 6:20; 3) Recitativ 1:51; 4) Electronic Nightmare 2:16; 5) Death Hymn 5:17; 6) Light And Darkness 6:28; 7) The Trip 3:59; 8) Man And The Void 4:51; Formazione: Sverre Svendsen
- vocals; mellotron (on "Light And Darkness")
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