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La Tulipe Noire Faded leaves Musea- 2002 |
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La prima cosa che si nota guardando la copertina (peraltro bruttina) di questo "Faded lives", ultima fatica dei greci La Tulipe Noire, è il cambiamento del loro logo. La scritta morbida e sinuosa che caratterizzava le copertine dei primi 2 lavori della band, palesemente ed anche ingenuamente ispirata al logo dei Marillion, non c'è più e la cosa farebbe supporre un analogo cambiamento anche dal punto di vista musicale. Passiamo quindi all'ascolto del cd chiedendoci se troveremo, tra gli spartiti di questo gruppo, la forte ispirazione marillioniana che permeava il precedente Shattered image (album letteralmente infarcito di piccoli e grandi, palesi e nascosti omaggi-plagi al gruppo di Fish). Ascoltando i 9 brani, tutti dai minutaggi piuttosto corposi (ben 5 superano gli 8 minuti), sembreremmo subito smentiti dato che le caratteristiche marillioniane possiamo ritrovarle tutte. Le nostre orecchie infatti si riempiono fin dalla prima traccia di una chitarra "in stile" che a volte arpeggia dolcemente, altre volte spara (sempre al momento giusto) distorsioni potenti ma mai cattive, spesso e volentieri si esibisce in assoli non molto tecnici ma ricchi di quel pathos che ha reso grandi chitarristi quali Steve Rothery o Nick Barrett e decisamente imprescindibile David Gilmour. Dal canto loro le tastiere svolgono anch'esse quanto richiesto da questo tipo di musica, tessendo sotto le evoluzioni della sei corde morbidi tappeti di synth o delicati arazzi di pianoforte non disdegnando, di tanto in tanto, assoli che un certo Mark Kelly ha smesso di creare ormai da tanti, troppi anni. I brani sono molto belli, rilassati, spesso assai malinconici (su tutti spicca la lunga, struggente "Castle on the sand"), complessi quel tanto che basta, arrangiati con molto gusto. Andando avanti nell'ascolto si rimane decisamente catturati dalla musica di questi Tulipe Noire e più di una volta ci si ritrova ad immaginare, con una certa malinconia, questi brani cantati da un certo "pescione" di nostra conoscenza che ha smesso anch'egli di navigare in queste acque. L'effetto di questo volo di fantasia è affascinante anche se con questo non voglio certo sminuire la buona prova vocale della cantante Ima che svolge piuttosto bene il suo compito. Va infine sottolineato che, rispetto all'album precedente, i Tulipe Noire pur continuando ad ispirarsi ai Marillion evitano di inserire nei loro brani quegli omaggi-palgi di cui parlavamo all'inizio, ed in alcuni brani provano addirittura a sviluppare un loro stile leggermente più personale pur rimanendo sempre in un contesto new prog. In conclusione "Faded leaves" è un album-must per chi ama i vecchi Marillion ed il new prog in generale, ed un album da fuggire come la peste per chi nel prog cerca evoluzioni continue ed originalità a tutti i costi a costo poi di sciropparsi dissonanze, rumoristica o contaminazioni con la musica dodecafonica dicendo, ovviamente, che quello è il vero progressive. Peccato che poi queste persone, magari di nascosto, nottetempo, complice il buio, l'ultimo dei Pendragon o, perchè no, questi Tulipe Noire, se li vadano a comprare immancabilmente. Alla faccia della coerenza.... Track List: 1. Silence; 2. Castle on the sand; 3. Winter in your heart; 4. Lost soul ballad; 5. Carnival in Venice; 6. A beggar's tale; 7. Le fond du ciel; 8. Wanderer; 9. A memory picture |
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