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Nathan Mahl Heretic volume 1: Body of accusation Mahl Production - 2000 |
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I Nathan Mahl sono un gruppo canadese (ebbene si, non esiste nessun signor Mahl...) espressione delle idee musicali del loro leader, il funambolico tastierista e compositore Guy LeBlanc. Il loro primo album, "Parallel eccentricities", del 1997 aveva stupito un po' tutti con il suo accattivante progressive sinfonico spruzzato di fusion ed era stato seguito da un degno successore, quel "The clever use of shadows", che raggiungeva vette qualitative persino superiori. Dopo simili esordi era parecchia la curiosità che accompagnava l'uscita di questo "Heretic vol. 1" anche perché già si sapeva che sarebbe stato il primo capitolo di una trilogia-concept narrante le vicissitudini di un uomo accusato di eresia e processato da un tribunale stile santa inquisizione. Un ulteriore motivo di interesse aveva inoltre stuzzicato gli appassionati in quanto LeBlanc era stato assoldato, appena prima dell'uscita del disco, da Mr. Andy Latimer per unirsi ai Camel nel tour di "Rajaz" (niente male poter sfoggiare un simile biglietto da visita non vi pare ?). L'album (la cui copertina si presenta forse un po' macabra con quella mano trafitta da un chiodo...) vede una line-up formata da Guy LeBlanc (tastiere, voce), Claude Prince (basso), Marc Spénard (chitarra) e Alain Bergeron (batteria). Il primo brano, "When all was well", è un breve strumentale di ispirazione folk-medioevale e serve da introduzione alla prima mega suite dell'album, quella "Heretik part I" che, con i suoi 21 minuti di durata, lascia subito capire dove andrà a parare l'intero album. Il brano, quasi interamente strumentale, è dominato dagli incessanti duelli tra chitarra e tastiere che si rincorrono sorvolando una fantasiosa base ritmica, e scivola via molto piacevolmente grazie anche alla sua notevole varietà. All'interno di una prevalente matrice progressiva-sinfonica che può ricordare gli EL&P e i loro epigoni "bombastici" degli anni '90, spiccano infatti divagazioni fusion, romantici interludi di pianoforte, echi di jazz e persino di blues. Il resto dell'album scorre quindi sulla stessa falsariga e risulta difficile segnalare un brano rispetto all'altro. La breve "Heretic part II", è un pezzo non molto complesso ma caratterizzato da una piacevole melodia vocale la quale permette tra l'altro di apprezzare il timbro di LeBlanc che forse potrebbe prendere in considerazione l'idea di ampliare un po', nelle sue composizioni, le parti dedicate al cantato. La conclusiva "Carpe diem", con i suoi 15 minuti di durata, chiude alla grande l'album e rappresenta forse il miglior brano del disco sia per i complessi intrecci strumentali (nell'ampio armamentario di tastiere sfoggiato da LeBlanc fa la sua comparsa persino un clavicembalo), che per le parti vocali anche qui in discreta evidenza e supportate spesso da piacevoli ricami di pianoforte . Insomma, per concludere, un ottimo disco che conferma quanto di buono i Nathan Mahl avevano fin qui espresso e che piacerà sicuramente a chi apprezza la componente più sinfonica del progressive ma non disdegna un approccio moderno che la contamini con spruzzate di fusion e jazz rock. In fondo non di soli Genesis vive il prog-fan.... Track list: 1. When all was well; 2. Heretic part I; 3. Heretic part II; 4. Crimen excepta; 5. Heretic part III; 6. Carpe diem
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