Le Orme

Elementi

Crisler - 2001

 

E' con grande curiosita' che mi sono preparato ad ascoltare questo nuovo album delle Orme, gruppo veneto che, insieme a pochi altri, ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo del rock progressivo nel nostro paese. Basti pensare ad album bellissimi come "Felona e Sorona"(1973), oppure "Contrappunti"(1974). Fortunatamente le Orme non hanno deciso di vivere nel passato, come alcuni loro illustri colleghi, bensi' hanno continuato a sfornare lavori di un certo livello, sia per ispirazione che per resa finale. Basti pensare al precedente "Il Fiume", album forse un po' sottovalutato. Si puo' affermare che Elementi segua le coordinate tracciate dal suo predecessore, ma cio' non deve assolutamente essere visto come un limite o un difetto. Chi conosce le Orme sa che le liriche hanno sempre rivestito un ruolo di prima importanza ed anche in questo caso ci troviamo di fronte a testi ricchi di poesia, che vanno a comporre uno dei concept album piu' interessanti degli ultimi anni, basato sui quattro elementi fondamentali della filosofia arcaica (aria,terra,fuoco ed acqua). Ovviamente la musica è all'altezza dei testi, proponendo sempre situazioni molto romantiche. Oltre ai membri storici Aldo Tagliapietra (voce, basso, bass pedal, chitarre, sitar) e Michi dei Rossi (batteria e percussioni) ed al gia' noto Michele Bon (Hammond, c3, tastiere), abbiamo la new entry Andrea Bassato (pianoforte, tastiere, violino, voce). Bon presta la voce al brano "Lords of dance", sostituendo solo in questo episodio l'inconfondibile timbro di Aldo Tagliapietra. Come nota finale la produzione, anch'essa di buon livello. Dunque un album da ascoltare,che fara' sicuramente felice chi ha gia' gradito la passata produzione della band.

(Luca Sorrentino)

Track list:

1.Danza del Vento (parte I) 3:36; 2.Il vento,il cielo e la notte 7:16; 3.Danza del Vento (parte II) 1:29; 4.Danza della Terra 2:22; 5.Risveglio 3:59; 6.Canto di Preghiera 1:59; 7.Lords of dance 2:52; 8.Danza della pioggia 2:38; 9.Dove tutto è 4:40; 10.Luce Dorata 1:29; 11.Danza del Fuoco 2:41; 12.Il Respiro 2:21; 13.Danza del Vento (parte III) 3:38; 14.Risveglio (ripresa) 1:27;


La seguente recensione è stata pubblicata su Wonderous Stories:

Dapprima le folate di vento, poi le tastiere di Michele Bon e Andrea Bassato rompono gli indugi: la nuova opera discografica delle Orme si apre emblematicamente con i due "puledri di razza" aggregati al nucleo storico targato Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi. E' una ouverture dal sapore sinfonico, i cui echi orchestrali scaturiscono dal serrato dialogo strumentale. E' un inizio assertivo, almeno su un duplice livello. Il primo riguarda il tono espressivo, fiero e spigliato, come si conviene ad una degna alzata del sipario. Il secondo dissipa ogni dubbio sull'orientamento musicale del gruppo: la rotta è sempre puntata verso l'orizzonte progressivo. D'altra parte le Orme, con il precedente album Il fiume, avevano operato un coraggioso ritorno alle origini; operazione senza dubbio coraggiosa, in tempi nei quali le classifiche sono dominate da canzoni per vacanze mentali. Operazione comunque salutata con straordinario calore, forse imprevisto nelle sue proporzioni, dall'inossidabile "popolo" del progressivo. Da coloro che non hanno mai dimenticato quella incredibile stagione degli anni settanta, quando le Orme lasciarono un segno indelebile nell'immaginario e nella memoria musicale di diverse generazioni. Si trattava di riprendere un patrimonio di suoni, di linguaggi, di culture musicali armonizzate in una sintesi mirabile e probabilmente unica. Toccava assorbire ed oltrepassare quella lezione che essi stessi avevano impartito; occorreva, pur rimanendo nella galassia progressiva, sfuggire alla forza di gravità dell'ossequio rigoroso quanto formale, che avrebbe fagocitato e frustrato il tentativo di proseguire oltre il limite. C'è voluto dunque grandissimo coraggio, durante la lunga gestazione e all'uscita de Il fiume. Ma il "cammino del ritorno" continua ora con questa nuova uscita della storica band veneziana. Si può tornare sugli stessi luoghi, ma osservarli con occhi diversi e parlarne in termini nuovi: ecco ciò che le Orme hanno realizzato con Elementi. Intanto, un primo sguardo alla componente testuale del nuovo lavoro: Aldo Tagliapietra conferma la sua vena di poeta pop, capace cioè di calibrare immagini di rara raffinatezza con un linguaggio di agevole ed immediata comprensibilità. Gli aspetti musicali di Elementi sono naturalmente variegati, ma va subito rimarcata la splendida fusione delle quattro personalità artistiche del gruppo. Si avverte, in altre parole, come il contributo di tutti concorra in modo determinante a costruire l'edificio sonoro: che Michele Bon, con la sua tastiera da Formula 1, fosse ormai parte integrante delle Orme lo si sapeva da tempo; Elementi sancisce invece lo splendido innesto in squadra di Andrea Bassato, con la sua tastiera classicheggiante, col suo pianoforte dalle sfumature delicate, non di rado introspettive. Ma è tutto il mondo progressivo di Elementi che è un continuo viaggio interiore micro e macrocosmico, attraverso le molteplici vie che un sistema complesso, come quello del progressivo, spalanca dinanzi al fare musicale dei veneziani. Si va dalla diversificazione dei ritmi, talvolta soggetti a divisioni sofisticate (Michi Dei Rossi sempre sulla breccia), al sitar, strumento ormai inseparabile per Aldo Tagliapietra, fonte di colori e suggestioni orientali ai quali il fondatore delle Orme si ispira da tempo. In più di un passaggio sembrano rivivere anche gli echi delle vecchie opere, quasi in un affettuoso ricordare quello che è stato già espresso. Ma la musica non può che continuare, con i nuovi suoni e le nuove idee: Michi e Michele, ad esempio, segnano il decorso sonoro di questo concept con episodi di marca rock-blues, cifra musicale piuttosto insolita per i musicisti lagunari. Ma anche un impeto ed una energia di tal genere sospinge l'itinerario verso gli archetipi universali, verso i fondamenti primi del cosmo. Dopo quasi trent'anni da Felona e Sorona, ecco una nuova, vertiginosa proiezione nei misteri più profondi del mondo e dell'uomo. Il viaggio continua.

(Massimo Forni e Armin Viglione)